Laboratorio di Filosofia e teatro

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Il Laboratorio di Filosofia e Teatro (LFT), progetto promosso dal Dipartimento di Studi Letterari, Filosofici e di Storia dell’arte (ALEF), in collaborazione con il Corso di Laurea in Filosofia (responsabile il prof. Paolo Quintili, docente di Storia della Filosofia), torna al lavoro quest’anno accademico 2018-2019, nel secondo semestre (febbraio 2019) dopo l’esperienza proficua del secondo e terzo ciclo di lavoro (a.a. 2014-2015, a.a. 2016-2017), sfociati nella messa in scena, al Teatro Ygramul di Roma (25 maggio 2016), delle commedie di P. de Marivaux, L’Isola degli schiavi (1725) e di D. Diderot, È buono? È malvagio? (1777-1784) e presso l’Auditorium della Facoltà di Lettere e Filosofia, il 28 maggio e il 18 ottobre 2018, della pièce di Albert Camus, I Demoni (Les Possédés), tratta da Dostoevskij. Come per gli scorsi tre cicli, il Laboratorio di Filosofia e Teatro si propone di diffondere e condividere l’esperienza unica del teatro nelle sue diverse forme e nelle sue moderne rivisitazioni in ambito filosofico. Dall’età del Rinascimento all’Illuminismo, fino a oggi, da Giordano Bruno a Jean-Paul Sartre e oltre, numerosi e autorevoli sono i pensatori che hanno consegnato alla scena teatrale una parte non secondaria, né trascurabile del loro messaggio filosofico.

Presupposto fondamentale del progetto è dunque quello di recuperare tale messaggio, coniugando il momento scientifico (vale a dire l’analisi di un testo teatrale, preso in esame da un punto di vista storico, critico-testuale, linguistico) e quello pratico-professionale, della tecnica attoriale, che di solito costituiscono ambiti separati e qui invece possono convivere e produrre risultati proprio dall’intreccio delle competenze e dei percorsi. È quasi un unicum in Italia (un’esperienza analoga è avviata alla «Sapienza» di Roma), ma molto diffuso invece nelle Università anglosassoni e americane.

Il LFT consterà di un laboratorio duplice e integrato: insieme: di lettura, analisi, traduzione e, parallelamente, di messa in scena; e si avvarrà dell’insegnamento di Vania Castelfranchi, attore professionista di teatro, regista e responsabile del Teatro Ygramul (CV) e di altri collaboratori professionisti esterni, di lingua francese, in particolare la Dott.ssa Véronique Bover (Paris, CV), realizzatrice e attrice di teatro.

Al Laboratorio possono partecipare studenti, dipendenti e docenti di Tor Vergata presentando domanda di iscrizione via email. Il Laboratorio si offre infine agli studenti di Lettere e Filosofia come Attività formativa a scelta, per la maturazione di 6 CFU a fronte di 80 ore di Laboratorio più altrettante ore di studio personale.

L’osmosi tra i due ambiti, di solito separati, dello studio analitico e dell’attività pratica, produrrà come risultato una rappresentazione annuale di un dramma moderno, tragico o comico, che si basa su una nuova edizione e/o traduzione pensata per la messa in scena, che renda protagonista l’Università come vera e propria comunità accademica, poiché coinvolge sia docenti che studenti e personale tecnico amministrativo.

Edizione 2018-2019: «La morte dell’Utopia, dal Dantons Tod (1835) di G. Büchner. Epiloghi della Rivoluzione»

  • Georg, Büchner, La morte di Danton (1835), in Teatro, trad. it. a cura di G. Dolfini, Milano, Adelphi, 1978; oppure trad. it. di A. Raja, Einaudi, Torino, 2016.
  • Paolo Quintili, La morte dell’Utopia. Epiloghi della Rivoluzione, libero adattamento dal Dantons Tod di G. Büchner, Lo spirito dell’Utopia (Geist der Utopie) di Ernst Bloch e dalle Pagine contro un tiranno e altri scritti politici di Denis Diderot. Dispense elettroniche in pdf distribuite ai partecipanti al Laboratorio.
  • Ernst Bloch, Lo Spirito dell’Utopia, a cura di F. Coppellotti, Milano, Rizzoli, 2009.
  • Altri testi di storia e di critica teatrale [distribuiti nel corso dei lavori del Laboratorio in dispense elettroniche pdf].

25 personaggi e comparse.

Il lavoro di analisi, studio, traduzione, prova e messa in scena avrà inizio nel mese di marzo 2019 e comporterà un impegno di un giorno alla settimana (il martedì dalle 17:00 alle 20:00), al fine di permettere la partecipazione anche ai lavoratori, e terminerà il mese di maggio 2020. La messa in scena finale avrà luogo nel periodo tra la metà e la fine di maggio 2020.

Bando d’iscrizione

È consultabile il testo completo del bando per l'anno accademico 2018-2019.

Iscrizione

L’iscrizione è aperta a studenti, dottorandi, docenti, di tutti i Corsi di Studio e al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario di Tor Vergata per un certo numero di posti di attore, di interprete (dramaturg) e traduttore, di scenografo, di tecnico del disegno luci e suono, di costumista, di assistente alla regia ecc.

La domanda dovrà esser fatta pervenire esclusivamente per posta elettronica all’indirizzo mail del docente responsabile (paolo.quintili@uniroma2.it) entro il 28 febbraio 2019. Eventuali iscrizioni oltre questa data sono possibili e saranno prese in considerazione caso per caso.

Dopo l’invio della domanda si verrà contattati per la conferma dell’iscrizione e per il primo appuntamento di incontro del nuovo Ciclo del Laboratorio. Per conoscere e avere un’idea del lavoro già svolto nei cicli precedenti, si possono consultare i seguenti siti web:

L’incontro si svolgerà nei giorni compresi tra il 28 febbraio e i primi di marzo 2019.

Obbligo di frequenza

Per gli studenti iscritti ai fini del conseguimento dei 6 CFU, sono ammesse assenze motivate per ragioni di studio e/o di lavoro non superiori al 10% del monte ore dell’intero Laboratorio. Per tutti gli altri iscritti non è previsto un obbligo di frequenza.

Articolazione

Due laboratori coordinati e integrati:

1. Lettura (traduzione), ermeneutica, drammaturgia del testo, regia (Prof. Paolo Quintili, Véronique Bover)

«Dramatische Bilder aus Frankreichs Schreckensherrschaft»: “Quadri drammatici del dominio del Terrore in Francia”, questo il sottotitolo della grande opera postuma del drammaturgo-naturalista-filosofo tedesco Georg Büchner (1813-1837), scritta nel 1835 e rappresentata per la prima volta a Berlino solo nel 1902. A lungo considerata una pièce di non facile realizzazione, anche per via della radicalità delle idee che l’autore vi esprime e, soprattutto per la sua adesione alla “fede” Giacobina, La morte di Danton è opera visionaria, che mette al cuore della rappresentazione il conflitto tra la libertà individuale e le forze della storia, tra politica e vita. Questo conflitto è incarnato nei caratteri (vere e proprie figure dialettiche) dei due personaggi protagonisti: Danton (il Libertino, l’indulgente, con il suo “partito”) e Robespierre (l’Incorruttibile, il radicale intransigente, con il partito giacobino).

La critica teatrale e letteraria ha voluto a lungo vedere in questo conflitto insanabile, che trova come conclusione tragica la condanna a morte di Danton e degli “Indulgenti”, nella primavera del 1794, per mano del Comitato di salute pubblica presieduto da Maximilien Robespierre e Léon Saint-Just, l’espressione della “fede” giacobina dell’autore, malgrado o anzi proprio in forza dell’esito tragico del biennio radicale della rivoluzione (1793-1794). L’età detta del “Terrore” rivoluzionario (s’indagherà il senso filosofico di questo concetto).

Nel nostro libero adattamento, al contrario, si cercherà di far emergere il lato luminoso e positivo della figura di Danton e della “sinistra libertina” della Rivoluzione, sulla scia della grande storiografia dantonista del XIX secolo, tenuta a lungo in minoranza dal mainstream storiografico. Questo risultato sarà reso possibile grazie all’apporto teorico, da un lato, del maggior pensatore democratico e insieme libertino del secolo dei Lumi – Denis Diderot – dall’altro, con la presenza del pensiero utopistico rivoluzionario del maggiore pensatore marxista eterodosso del secolo XX, Ernst Bloch, cui s’ispirano i due “Epiloghi” messi in testa e in coda alla pièce. L’intenzione è quella di far emergere il contrasto dei caratteri tra Danton e Robespierre come un contrasto dialettico, in cui l’uno (il “radicale”) non sarebbe pensabile – e in ultima istanza non potrebbe storicamente darsi – senza l’altro (il “moderato”). “Radicalità” e “Moderazione” sono così caratteri inscindibili, nati filosoficamente con la filosofia politica della modernità e all’interno del suo fondamentale individualismo ontologico, impensabile, ad esempio, in riferimento alla filosofia politica e all’etica antiche e medievali.

In questa parte del Laboratorio si procederà dunque ad una lettura/traduzione del testo che indagherà le tematiche succitate, contestualizzerà l’opera teatrale, in rapporto all’originale tedesco, individuando le nozioni filosofiche centrali: ne interpreterà i significati, interni (in rapporto all’autore, alla sua poetica ed estetica teatrale, alle sue convinzioni ideali) ed esterni (lo spirito dell’epoca, i propositi filosofici, gli interlocutori con cui si confronta, le fonti).

Verranno forniti, infine, gli elementi essenziali per la scrittura della drammaturgia e di un copione di regia. Il lavoro verrà costantemente integrato a quello della tecnica dell’attore, della recitazione, dizione ecc. svolto dal Maestro Castelfranchi.

In particolare:

  • La traduzione del testo tedesco, già realizzata dall’autore ma da controllare criticamente, è da concepire nei termini di un adattamento del testo, che renda infine evidente la dinamica relazione tra il lavoro di analisi e d’individuazione dei temi filosofici e delle poste in gioco (ideali) nelle opere e la trasposizione di queste in linguaggio teatrale. I giochi di scena, poi la traduzione delle idee nei personaggi, nei corpi stessi degli attori.
  • Uno studio dello spazio concettuale dell’opera, in rapporto alla storia, con tutte le sue componenti, in termini di scenari, di costumi e di scenografia.
  • Poi, ci porremo la questione dell’attualità dei temi e delle loro traduzioni e attualizzazioni possibili (secondo il criterio scenografico di Antoine Vitez e l’approccio di Peter Brook). Come potrebbe essere concepito questo o quell’aspetto del testo oggi (le diverse declinazioni del carattere “radicale” e di quello “moderato”)? Anche queste domande sono forme necessarie di «traduzione» ed è appropriato parlarne in termini di traduzione anche nel linguaggio corporeo.
  • Traduzione nel nostro mondo attuale, ma non a senso unico: come questa o quella scelta drammaturgica potrebbe risuonare nei mondi di Georg Büchner, di Denis Diderot e di Ernst Bloch?
  • Importante, in questo lavoro, è la pertinenza (il senso) delle analisi. È il compito della filosofia: dare senso storico all’analisi teatrale e letteraria, unendovi il lavoro del «saper-immaginare», tradurre in immagini, che è compito dell’artista, dell’attore. Entrambi si rispondono e si sovrappongono.
  • Infine, la dinamica dell’articolazione, nella traduzione, fra teatro e filosofia, per far vivere la pièce e le idee che ne stanno alla base.
2. Lavoro (tecnica) dell’attore sul testo drammatico, recitazione, dizione, uso della voce, corporalità, antropologia teatrale, «esoteatro» (M° Vania Castelfranchi)

Partendo dall’idea di creare un ponte tra l’analisi storica e filologica dei testi e una loro possibile traduzione, per un avvicinamento alla contemporaneità, sia nel linguaggio che nelle tematiche filosofiche e poetiche (ermeneutica della drammaturgia), lo studio delle tecniche teatrali si svilupperà nella stessa direzione, affrontando con la pratica dell’attore una ricca varietà di esercizi di recitazione, dizione, utilizzo del corpo e della voce che viaggiano nel teatro dall’Ottocento (Büchner e l’estetica «espressionista») sino ad oggi (Peter Brook, Antoine Vitez e il teatro “corporeo” contemporaneo).

In sintesi:

  • Per l’analisi dei Ruoli e delle tensioni di potere all’interno delle opere si attingerà al grande patrimonio della Commedia dell’Arte europea, sino a giungere a quella Comédie Italienne del ‘700 che gli autori ottocenteschi conoscevano bene;
  • L’idea interpretativa dell’attore seguirà le molte suggestioni settecentesche fornite alla pratica dell’attore dal Paradoxe sur le comédien (1772, “il Paradosso sull’attore” di D. Diderot);
  • Per affrontare le meccaniche del testo e i nodi drammaturgici del Teatro praticheremo gli appunti ottocenteschi del grande scrittore Henrik Ibsen e lo sviluppo della drammaturgia moderna, parallelamente al gioco creativo della Patafisica di Jarry (utili all’attore per sviluppare l’idea della “traduzione” e dell’“interpretazione” dei testi);
  • Con le metodologie del 900 struttureremo i Personaggi: nella corporalità attraverso il training di Biomeccanica di Mejerchol’d, nell’uso della voce con le tecniche del “teatro della crudeltà” di Artaud, per quanto riguarda la dizione e la precisione interpretativa con la poetica di Copeau e Costa, nell’approfondimento e lo scavo psicologico dell’interprete e del personaggio attraverso le due metodologie di Stanislavskij e Checov;
  • Infine avvicineremo la metamorfosi del gesto interpretativo con esercizi strasberghiani, le tecniche ritmiche della Duncan e di Pina Bausch giungendo alle avanguardie del teatro.
  • Il legame dei testi letterari e filosofici di Büchner, di Diderot e di Bloch, con la modernità e il teatro d’impegno civile del XXI secolo si reallizzerà con le tecniche del Living Theatre, la “necessità” del gesto spettacolare nell’antropologia teatrale dell’Odin Teatret e gli esercizi sulla reinterpretazione della “Maschera” provenienti dall’EsoTeatro.

Il percorso, misto e molto variegato di tecniche e suggestioni, formerà una solida rete interpretativa volta unicamente a far crescere gli attori e la loro consapevolezza verso la messa in scena di uno spettacolo teatrale corale e moderno, perfettamente inquadrato nella “filosofia teatrale” come pratica pedagogica dell’attore.

  1. Il laboratorio prevede un approccio pratico e professionale al Teatro, pure aperto ad ogni livello di esperienza e preparazione; affrontando la messa in scena con training per l’attore proveniente da diverse metodologie classiche e moderne e una particolare attenzione alle suggestioni donateci dai «paradossi» di Diderot. Il percorso didattico seguito dal regista e trainer Vania Castelfranchi e dalla realizzatrice e drammaturga Véronique Bover, punterà alla traduzione organica e scenica di concetti filosofici, incarnando nella parola e nel gesto dell’attore l’ampio «dibattito» del pensiero.
  2. Verranno formati dei gruppi di lavoro che, all’unisono, andranno ad elaborare la stesura definitiva del copione adattato, a seconda delle necessità artistiche del gruppo, lo studio del personaggio, l’ideazione delle luci e degli effetti speciali, la composizione di musiche originali per la messa in scena, i costumi e le acconciature, i trucchi, l’oggettistica, la scenografia, l’organizzazione e modalità di promozione della messa in scena (ufficio stampa).
  3. Le prove dello spettacolo che si rappresenterà a fine corso costituiscono la terza ed ultima fase del laboratorio.

A conclusione delle attività del LFT (giugno 2020) i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e, per gli studenti di Lettere e Filosofia, l’attestato di maturazione di 6 CFU.

Edizione 2016-2017: «I Demoni di Dostoevskij e Camus»

  • Fëdor M. Dostoevskij, I Demoni (1871), 2 voll., trad. it. a cura di R. Kufferle, Milano, Garzanti, 2008; oppure trad. it. di A. Polledo, con il saggio «Il male» di Luigi Payreson, Einaudi, Torino, 2010.
  • Albert Camus, Les Possédés. Pièce en trois parties et vingt-deux Tableaux, in Théâtre, récits, nouvelles, Préface par J. Grenier, edition établie et annotée par R. Quilliot, Paris, Gallimard (Pléiade), 1962, pp. 923-1119.
  • Idem, I Demoni. Adattamento teatrale del romanzo di Dostoevskij, trad. it. a cura di C. Pasta, Milano, Bompiani, 2008 [buona traduzione, ma da correggere].

23 personaggi (comparse comprese).

Il lavoro di analisi, studio, traduzione, prova e messa in scena avrà inizio nel mese di marzo 2017 e comporterà un impegno di un giorno alla settimana (il martedì dalle 17:00 alle 20:00), al fine di permettere la partecipazione anche ai lavoratori, e terminerà il mese di febbraio 2018. La messa in scena finale avrà luogo nel periodo da marzo a maggio 2018.

Bando

È consultabile il testo completo del bando per l'anno accademico 2016-2017.

Iscrizione

L’iscrizione è aperta a studenti, dottorandi, docenti, di tutti i Corsi di Studio e al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario di Tor Vergata per un certo numero di posti di attore, di interprete (dramaturg) e traduttore, di scenografo, di tecnico del disegno luci e suono, di costumista, di assistente alla regia.

La domanda dovrà esser fatta pervenire esclusivamente per posta elettronica all'indirizzo mail del docente responsabile (paolo.quintili@uniroma2.it) entro e non oltre il 28 febbraio 2017. A seguito dell'invio della domanda si verrà contattati per un colloquio, che porterà alla designazione dei partecipanti al LFT che lavoreranno all’attività di traduzione, analisi, interpretazione del testo e messa in scena.

L’incontro si svolgerà nei giorni compresi tra il 28 febbraio e i primi di marzo 2017.

Obbligo di frequenza

Non sono ammesse, per gli studenti iscritti ai fini del conseguimento dei 6 CFU, assenze motivate per ragioni di studio e/o di lavoro superiori al 10% dell’intero Laboratorio.

Articolazione

Due laboratori coordinati e integrati:

1. Lettura (traduzione), ermeneutica, drammaturgia del testo, regia (Prof. Paolo Quintili, Véronique Bover)

«Se Dio non esiste, tutto è permesso». La celebre affermazione che Fëdor Dostoevskij (1821-1881) mette in bocca al personaggio di Ivan Karamazov (I fratelli Karamazov, 1879) è messa in scena e rappresentata narrativamente nel grande «romanzo nero» dello stesso scrittore russo: I demoni (1871). Quadro sinottico della condizione di una generazione di giovani «nichilisti» del secolo XIX – il termine appare in Dostoevskij quasi nel medesimo tempo che in Nietzsche – il racconto dei misfatti della società dei «rivoluzionari» guidati da Pëtr Stepànovic Verchovenskij, Alekséj Kirillov e Nikolàj Stavrogin anticipa profeticamente la condizione dell’«uomo libero» nella società di massa nel secolo XX. Morte di Dio, divinizzazione dell’uomo, terrorismo rivoluzionario, libertà assoluta, sentimento dell’assurdo, perdita dei valori ecc. sono i temi che ossessionarono Albert Camus (1913-1960) per oltre vent’anni, quelli che richiesero la stesura dell’adattamento in tre parti e ventuno quadri de I Demoni, nella pièce dal titolo Les Possédés (1959), ultimo lavoro dello scrittore premio Nobel (1957), morto prematuramente in un incidente d’auto l’anno successivo. I temi della rivolta individuale dinanzi all’ingiustizia del mondo, la violenza, la solitudine e il nulla sono i temi dostoevskiani al cuore della poetica narrativa e drammatica di Camus in questo importante lavoro teatrale. I terroristi di Dostoevski e Camus agivano spregiudicatamente in forza dell’assenza di Dio e della conseguente «libertà assoluta» dell’uomo. I terroristi del ventunesimo secolo agiscono in nome di un Dio che si credeva definitivamente morto, per la storia e per l’esistenza degli uomini. Un enigma da affrontare e da sviscerare filosoficamente.

In questa parte del Laboratorio si procederà ad una lettura/traduzione del testo che indagherà le tematiche succitate, contestualizzerà l’opera teatrale, in rapporto all’originale dostoevskiano, individuando le nozioni filosofiche centrali: ne interpreterà i significati, interni (in rapporto all’autore, alla sua poetica ed estetica teatrale, alle sue convinzioni ideali) ed esterni (lo spirito dell’epoca, i propositi filosofici, gli interlocutori con cui si confronta, le fonti).

Verranno forniti gli elementi essenziali per la scrittura della drammaturgia e di un copione di regia. Il lavoro verrà costantemente integrato a quello della tecnica dell’attore, della recitazione, dizione ecc. svolto dal Maestro Castelfranchi.

In particolare:

  • La traduzione del testo francese è da concepire nei termini di un adattamento del testo, per mostrare la dinamica fra il lavoro di analisi e d’individuazione dei temi filosofici e delle poste in gioco (ideali) nelle opere e la trasposizione di queste in linguaggio teatrale. I giochi di scene, poi la traduzione delle idee nei personaggi, nei corpi stessi degli attori.
  • Uno studio dello spazio concettuale dell’opera, in rapporto alla storia, con tutte le sue componenti, in termini di scenari, di costumi e di scenografia.
  • Poi, ci porremo la questione dell’attualità dei temi e delle loro traduzioni e attualizzazioni possibili (secondo il criterio scenografico di Antoine Vitez). Come potrebbe essere concepito questo o quell’aspetto del testo oggi (le due declinazioni del nichilismo e del terrorismo)? Anche queste domande sono forme necessarie di «traduzione» ed è appropriato parlarne in termini di traduzione anche nel linguaggio corporeo.
  • Traduzione nel nostro mondo attuale, ma non a senso unico: come questa o quella scelta drammaturgica potrebbe risuonare nei mondi di Dostoevskij e di Camus?
  • Importante, in questo lavoro, è la pertinenza (il senso) delle analisi. È il compito della filosofia: dare senso storico all’analisi, unendovi il lavoro del «saper-immaginare», tradurre in immagini, che è compito dell’artista, dell’attore. Entrambi si rispondono e si sovrappongono.
  • Infine, la dinamica dell’articolazione, nella traduzione, fra teatro e filosofia, per far vivere la pièce e le idee che ne stanno alla base.
2. Lavoro (tecnica) dell’attore sul testo drammatico, recitazione, dizione, uso della voce, corporalità, antropologia teatrale, «esoteatro» (M° Vania Castelfranchi).

Partendo dall’idea di creare un ponte tra l’analisi storica e filologica dei testi e una loro possibile traduzione, per un avvicinamento alla contemporaneità, sia nel linguaggio che nelle tematiche filosofiche e poetiche (ermeneutica della drammaturgia), lo studio delle tecniche teatrali si svilupperà nella stessa direzione, affrontando con la pratica dell’attore una ricca varietà di esercizi di recitazione, dizione, utilizzo del corpo e della voce che viaggiano nel teatro dall’Ottocento (Dostoevskij e l’estetica «decadente») sino ad oggi (Camus e il teatro dell’assurdo).

In sintesi:

  • Per l’analisi dei Ruoli e delle tensioni di potere all’interno delle opere si attingerà al grande patrimonio della Commedia dell’Arte europea, sino a giungere a quella Comédie Italienne del 700 che gli autori conoscevano bene;
  • L'idea interpretativa dell’attore praticherà le molte suggestioni settecentesche fornite alla pratica dell’attore dal “Paradoxe sur le comédien” (il Paradosso sull'attore di Diderot);
  • Per affrontare le meccaniche del testo ed i nodi drammaturgici del Teatro praticheremo gli appunti ottocenteschi del grande scrittore Henrik Ibsen e lo sviluppo della drammaturgia moderna, parallelamente al gioco creativo della Patafisica di Jarry (utili all'attore per sviluppare l'idea della “traduzione” e dell’“interpretazione” dei testi);
  • Con le metodologie del 900 struttureremo i Personaggi: nella corporalità attraverso il training di Biomeccanica di Mejerchol’d, nell'uso della voce con le tecniche del “teatro della crudeltà” di Artaud, per quanto riguarda la dizione e la precisione interpretativa con la poetica di Copeau e Costa, nell'approfondimento e lo scavo psicologico dell'interprete e del personaggio attraverso le due metodologie di Stanislavskij e Checov;
  • Infine avvicineremo la metamorfosi del gesto interpretativo con esercizi strasberghiani, le tecniche ritmiche della Duncan e di Bausch giungendo alle avanguardie del teatro.
  • Il legame dei testi letterari e filosofici di Dostoevskij e di Camus con la modernità ed il teatro d'impegno civile del XXI secolo si compirà con le tecniche del Living Theatre, la “necessità” del gesto spettacolare nell'antropologia teatrale dell'Odin Teatret e gli esercizi sulla reinterpretazione della “Maschera” provenienti dall'EsoTeatro.

Il percorso, misto e molto variegato di tecniche e suggestioni, formerà una solida rete interpretativa volta unicamente a far crescere gli attori e la loro consapevolezza verso la messa in scena di uno spettacolo teatrale corale e moderno, perfettamente inquadrato nella “filosofia teatrale” come pratica pedagogica dell’attore.

  1. Il laboratorio prevede un approccio pratico e professionale al Teatro, seppur aperto ad ogni livello di esperienza e preparazione; affrontando la messa in scena con training per l'attore proveniente da diverse metodologie classiche e moderne ed una particolare attenzione alle suggestioni donateci dai «paradossi» di Diderot. Il percorso didattico seguito dal regista e trainer Vania Castelfranchi punterà alla traduzione organica e scenica di concetti filosofici, incarnando nella parola e nel gesto dell'attore l'ampio «dibattito» del pensiero.
  2. Verranno formati dei gruppi di lavoro che, all’unisono, andranno ad elaborare la stesura definitiva del copione adattato a seconda delle necessità artistiche del gruppo, lo studio del personaggio, l’ideazione delle luci e degli effetti speciali, la composizione di musiche originali per la messa in scena, i costumi e le acconciature, i trucchi, l’oggettistica, la scenografia, l’organizzazione e modalità di promozione della messa in scena (ufficio stampa).
  3. Le prove dello spettacolo che si rappresenterà a fine corso costituiscono la terza ed ultima fase del laboratorio.

A conclusione delle attività del LFT i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e, per gli studenti di Lettere e Filosofia, l’attestato di maturazione di 6 CFU.

Edizione 2014-2015

La seconda edizione del LFT sarà un adattamento o rielaborazione drammaturgica delle commedie di Pierre-Carlet de Chamblain de Marivaux (1688-1763), L’Isola degli schiavi (1725), e della pièce di Denis Diderot (1713-1784) È buono? È malvagio? (1777), opere ricche di tematiche filosofiche legate, sul piano letterario, al pensiero dell’Illuminismo francese e alla tradizione del libero pensiero dell’età moderna.

Il lavoro di analisi, studio, traduzione, prova e messa in scena avrà inizio alla metà di marzo 2015 e comporterà un impegno settimanale pomeridiano (il mercoledì dalle 17:00 alle 20:00), al fine di permettere la partecipazione anche ai lavoratori, e terminerà il mese di febbraio 2016. La messa in scena finale avrà luogo nel marzo 2016. L’incasso dello spettacolo sarà devoluto alle attività a venire del LFT.

Bando

È consultabile il testo completo del bando per l'anno accademico 2014-2015.

Iscrizione

L’iscrizione è aperta a studenti, dottorandi, docenti, di tutti i Corsi di Studio e al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario di Tor Vergata per un certo numero di posti di attore, di interprete (dramaturg) e traduttore, di scenografo, di tecnico del disegno luci e suono, di costumista, di assistente alla regia. Per il finanziamento dell’attività è prevista una modica quota mensile d’iscrizione.

La domanda dovrà esser fatta pervenire esclusivamente per posta elettronica all'indirizzo mail del docente responsabile (paolo.quintili@uniroma2.it) entro e non oltre il 31 marzo 2015. A seguito dell'invio della domanda si verrà contattati per un colloquio, che porterà alla designazione dei partecipanti al LFT da distribuire tra attività di traduzione/analisi e attività di messa in scena e ripartite fra le categorie della comunità universitaria.

Il colloquio si svolgerà nei giorni compresi tra il 15 e il 31 marzo 2015.

Obbligo di frequenza

Non sono ammesse, per gli studenti iscritti ai fini del conseguimento dei 6 CFU, assenze motivate per ragioni di studio e/o di lavoro superiori al 10% dell’intero Laboratorio.

Articolazione

  1. Il laboratorio prevede un approccio pratico e professionale al Teatro, seppur aperto ad ogni livello di esperienza e preparazione; affrontando la messa in scena con training per l'attore proveniente da diverse metodologie classiche e moderne ed una particolare attenzione alle suggestioni donateci dai «paradossi» di Diderot. Il percorso didattico seguito dal regista e trainer Vania Castelfranchi punterà alla traduzione organica e scenica di concetti filosofici, incarnando nella parola e nel gesto dell'attore l'ampio «dibattito» del pensiero.
  2. Verranno formati dei gruppi di lavoro che, all’unisono, andranno ad elaborare la stesura definitiva del copione adattato a seconda delle necessità artistiche del gruppo, lo studio del personaggio, l’ideazione delle luci e degli effetti speciali, la composizione di musiche originali per la messa in scena, i costumi e le acconciature, i trucchi, l’oggettistica, la scenografia, l’ organizzazione e modalità di promozione della messa in scena (ufficio stampa).
  3. Le prove dello spettacolo che si rappresenterà a fine corso costituiscono la terza ed ultima fase del laboratorio.

A conclusione delle attività del LFT i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e, per gli studenti di Lettere e Filosofia, l’attestato di maturazione di 6 CFU.

Edizione 2012-2013

La prima edizione del LFT sarà un adattamento o rielaborazione drammaturgica della commedia di Giordano Bruno, Il Candelaio, opera straordinaria sul piano letterario, espressione del pensiero eretico ed eterodosso del grande filosofo nolano. Il 27 febbraio questa commedia verrà messa in scena a Tor Vergata a titolo di presentazione del LFT.

Il lavoro di analisi, studio, traduzione, prova e messa in scena avrà inizio il 6 marzo 2013 e comporterà un impegno settimanale pomeridiano (il mercoledì dalle 17:00 alle 20:00), al fine di permettere la partecipazione anche ai lavoratori, fino al mese di febbraio 2014. La messa in scena finale avrà luogo il 17 febbraio 2014. L’incasso dello spettacolo sarà devoluto alle attività a venire del LFT.

Bando

È consultabile il testo completo del bando per l'anno accademico 2012-2013.

Iscrizione

La scadenza per l'iscrizione è stata prorogata al 1º aprile 2013.

L’iscrizione è aperta a studenti, dottorandi, docenti, di tutti i Corsi di Studio e al personale tecnico-amministrativo e bibliotecario di Tor Vergata per un certo numero di posti di attore, di interprete (dramaturg) e traduttore, di scenografo, di tecnico del disegno luci e suono, di costumista e di assistente. Per il finanziamento dell’attività è prevista una modica quota mensile d’iscrizione.

La domanda dovrà esser fatta pervenire esclusivamente per posta elettronica all'indirizzo mail del docente responsabile (paolo.quintili@uniroma2.it) entro e non oltre il 1º marzo 2013. A seguito dell'invio della domanda si verrà contattati per un colloquio, che porterà alla designazione dei partecipanti al LFT da distribuire tra attività di traduzione/analisi e attività di messa in scena e ripartite fra le categorie della comunità universitaria nella proporzione seguente: 15 amministrativi, 20 studenti, 5 docenti. Qualora le domande pervenute da parte dei soggetti appartenenti a una delle tre categorie suddette non fossero sufficienti a coprire i posti, la Commissione attingerà dalle altre due categorie.

Il colloquio si svolgerà nei giorni compresi tra il 1º e il 5 marzo 2013.

Obbligo di frequenza

Non sono ammesse, per gli studenti iscritti ai fini del conseguimento dei 6 CFU, assenze motivate per ragioni di studio e/o di lavoro superiori al 10% dell’intero Laboratorio.

Articolazione

  1. La fase iniziale prevede: introduzione, lettura e ermeneutica del testo, traduzione, elementi di drammaturgia e riscrittura scenica. Verranno proposti esercizi collettivi di pratica scenica, come riscaldamento del corpo e della voce, improvvisazioni ed esercitazioni individuali e di gruppo, studio dei differenti livelli di energia, orientamento del corpo nello spazio scenico, alcuni elementi di dinamica e pesi del corpo, sviluppo e formazione della presenza scenica, individuazione di un metodo d’ensemble che rifletta la natura del laboratorio.
  2. In un secondo tempo verranno formati dei gruppi di lavoro che, all’unisono, andranno ad elaborare la stesura definitiva del copione adattato a seconda delle necessità artistiche del gruppo, lo studio del personaggio, l’ideazione delle luci e degli effetti speciali, la composizione di musiche originali per la messa in scena, i costumi e le acconciature, i trucchi, l’oggettistica, la scenografia, l’ organizzazione e modalità di promozione della messa in scena (ufficio stampa).
  3. Le prove dello spettacolo che si rappresenterà a fine corso costituiscono la terza ed ultima fase del laboratorio.

A conclusione delle attività del LFT i partecipanti riceveranno un attestato di partecipazione e, per gli studenti di Lettere e Filosofia, l’attestato di maturazione di 6 CFU.