Recensione ad Angela Ales Bello (curatrice), Edmund Husserl. La preghiera e il divino. Scritti etico-religiosi

Angela Ales Bello (curatrice), Edmund Husserl. La preghiera e il divino. Scritti etico-religiosi, Studium, Roma 2022, 190 pp.

Il dialogo tra fede e ragione all’interno della prospettiva fenomenologica

La complessità, densità e profondità degli scritti di Angela Ales Bello trova conferma anche in questo volume di recente pubblicazione, il cui titolo sorprende non poco se si pensa a Husserl come filosofo rivolto principalmente a ricerche in ambito gnoseologico ed epistemologico con un esplicito e rigoroso approccio aconfessionale. Il volume costituisce la tappa finale di una serie di testi iniziata nel 1985 con l’edizione di Husserl. Sul problema di Dio,1 proseguita nel 2005 con l’opera Edmund Husserl. Pensare Dio, Credere in Dio2 e, nel 2014, con la pubblicazione de Il senso del sacro. Dall’arcaicità alla desacralizzazione.3 Nonostante la prima parte de La preghiera e il divino riprenda Sul problema di Dio, seppur in termini aggiornati, emerge subito la novità costituita dalla terza parte che – dopo l’analisi delle vie della riduzione trascendentale come passaggi fondamentali per porre la questione di Dio e dopo la discussione dei rapporti tra filosofia e teologia, accompagnata da un approfondimento sull’approccio fenomenologico alle manifestazioni storiche dell’esperienza religiosa – si concentra su riflessioni fino ad ora non note di Husserl e rivolte a temi squisitamente etico-religiosi. Emergono riflessioni che concernono i rapporti tra filosofia e teologia e tra teologia e fede, il ruolo della vita etica, il senso dell’esistenza umana, il ruolo delle religioni e delle chiese nel processo di perfezionamento dell’umanità, il rapporto tra preghiera e riflessione filosofica.

Filosofia fenomenologica, come prospettiva critica rivolta ad affrontare le questioni cosiddette «ultime» e fondamentali, e fenomenologia della religione, come ambito di esplorazione in chiave essenziale degli Erlebnisse propri sia del sacro arcaico che del sacro complesso, si delineano come orizzonti di indagine collegati per affrontare i rapporti tra fede e ragione.4

La complessità della posizione di Husserl di fronte al problema religioso è evidenziata dall’autrice: l’a-teismo metodologico del filosofo – che si colloca nell’ambito della distinzione tipica della modernità tra ricerca razionale e fede per affrontare il discorso su Dio in termini filosofici e che non considera il fatto religioso come pre-acquisito – non si traduce nella negazione dell’esistenza di Dio e non esclude il confronto con la peculiarità dell’esperienza religiosa, inducendo uno stimolante dialogo pluri-prospettico tra filosofia, teologia e religione/i.

Allo stesso tempo è necessario rilevare che stile e metodo dell’approccio di Husserl al problema di Dio si muovono al di fuori degli schemi del pensiero metafisico, in quanto egli procede in modo ostensivo e non inferenziale. Da sottolineare in particolare che, mediante la fenomenologia della religione, la Ales Bello cerca una via originale, in continuità/discontinuità con Husserl, per andare al cuore dell’atteggiamento religioso.5

Se l’attenzione dell’autrice nei confronti del problema di Dio trova basi e alimento nelle opere edite del filosofo,6 è indispensabile rimarcare che lo studio dell’opera postuma e degli inediti le ha fornito e le fornisce elementi di particolare approfondimento e originalità.7 Una selezione di fonti husserliane affianca due delle sezioni del libro (la prima e la terza) dedicate all’analisi e alla discussione critica; la seconda di esse, che costituisce la terza parte del volume, utilizza solo materiale manoscritto, ossia testi scritti non destinati al pubblico e redatti da Husserl fondamentalmente nella forma di appunti.

La stessa Ales Bello afferma che la parte completamente nuova del volume, ossia la terza, è costituita da materiali desunti e ispirati dai Grenzprobleme der Phänomenologie, pubblicati nella collana della Husserliana nel 2014.8 L’ampiezza dell’arco temporale a cui risalgono questi scritti (1908-1937) – oltre agli approfondimenti tematici effettuati da collaboratori diretti del filosofo e da interpreti di seconda generazione – accredita ulteriormente la tesi secondo cui il problema di Dio ha interessato il fenomenologo in modo non solo rapsodico ed estemporaneo, ma lo ha accompagnato negli anni come questione viva ed esigente, seppur non centrale nelle sue ricerche.9 Ciò è molto importante, perché consente di tracciare e consolidare una lettura più ampia della ricerca husserliana che manifesta risvolti stimolanti sia dal punto di vista esistenziale che dal punto di vista dell’indagine su nodi del dibattito attuale, come quello del dialogo interculturale e interreligioso; a questo fine è più che mai opportuna la contestualizzazione del nuovo libro della Ales Bello all’interno della sua vasta produzione scientifica.10

Dalla visione d’insieme affiora il profilo di un Husserl non solo filosofo, ma credente:11 segno, questo, di compatibilità tra la ricerca trascendentale e l’esperienza di fede, diversamente da quanto affermato da studiosi come Edith Stein, che ha ritenuto discendere ogni riflessione critica dalla verità rivelata, facendo salva nella posizione di Husserl solo la possibilità di una «contemplazione sovrannaturale» come fonte dell’esperienza religiosa, senza la possibilità di giungere a una mediazione tra fede e ragione, tra momento soggettivo e intersoggettivo.12 L’accusa steiniana di immanentismo e di chiusura nell’io mossa alla fenomenologia è respinta dalla Ales Bello, che assume una rigorosa posizione interpretativa in senso realistico-trascendentale quale alternativa sia a una lettura idealistica in senso gnoseologico e metafisico della filosofia di Husserl, sia al realismo classico: questa posizione interpretativa consente di far salva la trascendenza di Dio, del mondo e degli altri all’interno della fenomenologia e permette di introdurre una nuova visione dei rapporti tra esperienza religiosa e ricerca razionale, allargando i margini di una «via filosofica» verso l’esperienza religiosa grazie agli strumenti offerti dalla fenomenologia stessa, in particolare l’analisi strutturale degli Erlebnisse religiosi.13

L’assunzione di una prospettiva che fa riferimento sia alla filosofia che al metodo fenomenologici consente di affermare un’autonomia del religioso e del sacro rispetto alle altre formazioni culturali (scienza, filosofia, arte ecc.) senza abbandonare gli strumenti offerti dal logos che – in quest’ottica – risulta dilatato rispetto alle intenzioni del pensiero occidentale.14

Filosofia fenomenologica e fenomenologia della religione convergono nell’indicare che la scelta per la fede non discende esclusivamente da un’esperienza di contemplazione religiosa «privata» e che il momento religioso è strutturale; fede e ragione, teologia e filosofia si configurano entrambe come vie peculiari di accesso verso un’unica, infinita verità.15 Il terreno filosofico e metodologico offerto dalla fenomenologia dischiude infatti, grazie alle indagini della Ales Bello, nuovi orizzonti e nuovi modi per giustificare un approccio rigoroso alla peculiarità dell’esperienza religiosa, sottraendola dai confini di quella meramente individuale – sperimentabile, ma non legittimabile intersoggettivamente – e affrancandola dalla scissione determinatasi storicamente tra ragione e rivelazione matrice – questa – non solo di un a-teismo teorico ma anche pratico.16

L’esigenza di universalità filosofica che sta alla base del pensiero occidentale si traduce – attraverso l’analisi strutturale degli Erlebnisse religiosi – in un originale percorso interno alle religioni, plurale e universale allo stesso tempo, che consente un dialogo interculturale e interreligioso filosoficamente fondato.17 Esso non viene inteso dalla Ales Bello come irenistica presa di posizione per un indifferentismo avalutativo nei confronti delle diverse fedi religiose, ma si configura come cammino di ricerca atto a riconoscere i diritti dell’esperienza religiosa in quanto tale, nella specificità delle forme che assume, senza confinarla nell’intimismo e nella marginalità rispetto ai processi storici.18

L’epochè trascendentale è lo strumento-chiave che crea il varco per dischiudere la questione di Dio affrontata in termini filosofici, ossia nei termini di una ricerca delle ragioni ultime della realtà. Essa rimane comunque la premessa per l’analisi regressiva (Rückfrage) rivolta a raggiungere lo strato costitutivo primordiale.19 Attraverso l’epochè la radicalità dell’orientamento fenomenologico conduce a spostare lo sguardo dall’assunzione ingenua della validità del mondo-della-vita alla scoperta degli Erlebnisse come esperienze vissute dalla coscienza, che donano senso alle cose e al mondo e che rinviano all’apoditticità del soggetto assoluto quale loro polo originario. Tra le diverse vie al trascendentale l’autrice ne percorre tre, come già aveva fatto nel volume Sul problema di Dio, che conducono allo sviluppo dell’indagine sul divino: la via cartesiana attraverso cui si delinea la trascendenza di Dio, la via dell’intersoggettività attraverso cui si delinea la trascendenza del «tu» e in cui l’Assoluto viene concepito come Monade Somma e, infine, quella passante attraverso le ontologie, che consente di individuare la teleologia quale forma universale della realtà e che rinvia a Dio come necessità originaria e come inveramento di tutti i processi gnoseologici ed etico-pratici.

La possibilità di porre con coerenza il problema di Dio all’interno della fenomenologia si collega fondamentalmente, come già accennato, con la possibilità di concepire la trascendenza tout court e, quindi, con l’interpretazione in senso realistico-trascendentale del pensiero husserliano. Discriminante è la concezione dell’Assoluto: secondo l’autrice, la coscienza trascendentale è assoluta solo in quanto lo sguardo del soggetto donatore di senso e conoscente-riflettente, ossia il suo punto di vista sulla realtà, è intrascendibile. Ciò tuttavia non implica la negazione dell’esistenza della realtà stessa.

La visione di tipo teistico che ne deriva è chiara, anche a paragone con quella dei vari interpreti: alla discussione critica delle differenti posizioni emerse sia in ambito filosofico che metodologico viene sostanzialmente dedicata la seconda parte del testo, unitamente alla lettura in filigrana di una serie di manoscritti di Husserl da cui emerge la possibilità di una diversa prospettiva ermeneutica di approccio alla pluralità dei fenomeni culturali, con particolare riferimento al fenomeno religioso.20

La Ales Bello riesce a muoversi all’interno delle oscillazioni della fenomenologia tra filosofia e metodo, valorizzando le possibilità offerte dalle analisi dall’ampio territorio degli Erlebnisse, che si estendono alla sfera affettiva e alle diverse formazioni di senso che costituiscono il mondo culturale. Il risultato è l’archeologia del sapere religioso, quale metodo adottato dalla fenomenologia della religione, che si pone come intersezione tra analisi storica ed essenziale del fenomeno religioso. Essa costituisce – come si è visto – una possibile e nuova via fenomenologica verso la comprensione del fenomeno religioso stesso, inteso come costitutivo per l’essere umano, ed ha come compito quello di chiarificare la peculiarità dell’atteggiamento religioso attraverso un regresso al momento dell’esperienza genuina fondante pre-categoriale, nei confronti della quale il momento riflesso risulta secondario e derivato.21 Ciò consente di operare un allargamento dell’approccio categorizzante tradizionalmente utilizzato, non solo rendendo il fenomeno religioso intersoggettivamente comprensibile ed ammissibile, ma dando conto di manifestazioni del tutto specifiche che ne costituiscono il nucleo quale l’incontro con il divino nello spazio del sacro.

La compossibilità di ragione e fede nell’interiorità

Nella terza parte del volume l’autrice si confronta esclusivamente con la produzione manoscritta privata di Husserl. In essa risulta evidente l’applicazione del filosofo a temi di carattere etico-religioso, nella posizione di credente. Ales Bello traccia un cammino ascendente nella riflessione husserliana: dalla struttura etica dell’esistenza, alla fede, alla comprensione razionale di questa, fino all’interiorità, luogo della ricerca e dell’incontro con la verità. A fronte delle questioni-limite dell’esistenza umana (il rapporto tra virtù e felicità, il processo di decadenza naturale dell’essere umano fino alla morte, la questione del male nel mondo), la risposta di Husserl oltrepassa i limiti della filosofia e diventa religiosa: la spinta dell’umanità verso il bene e verso l’auto-perfezionamento è data dalla forza di Dio, ossia dalla fede e, in ciò, il telos – forma di tutte le forme, origine e fine della realtà, a cui conferisce il senso – vive nell’uomo.22

Ricerca razionale in senso filosofico, teologico ed etico-religioso convergono verso la ricerca di un’unica verità, raggiungibile attraverso l’accordo intersoggettivo all’interno di una comune umanità.

Ma l’autentica realizzazione dell’umanità nella libertà e nella consapevolezza risiede – afferma Husserl – nella vicinanza-affidamento a Dio che genera amore.23 Questa vicinanza a Dio è scoperta dall’essere umano nell’interiorità ed è avvertita come un pre-sentirne istintivamente la presenza, ossia come semplice intenzione priva di intuizione e di categorizzazione, come movimento-verso, potremmo dire slancio e puro trascendimento.24 Il legame con Dio è parte della natura umana. Il rapporto con Dio vive in quel colloquio intimo che è la preghiera; esso si insedia all’interno di una tensione spirituale come incessante e radicale rimando all’ulteriorità. L’attività del rendere chiaro e del dis-velare, del rendere palese ciò che si annuncia nell’interiorità, è punto di convergenza tra fede e ricerca filosofica, in un’ottica non solipsistica ma intersoggettiva.25 Questo rapporto con il divino non rimane dunque chiuso in un ambito privato, ma è condivisibile. Una posizione, questa, lontana da quella della Stein.

Emergono dunque dall’interno della fenomenologia strumenti e ricchissime suggestioni per analizzare in termini nuovi il rapporto tra fede e ragione e tra fede e cultura/e, come pure quello così attuale del rapporto tra le fedi religiose: ciò alla luce sia della riscontrata condivisibilità dell’esperienza di fede per la pluralità delle coscienze, sia della nozione di inoggettivabilità dell’Assoluto-Verità. Continuano inoltre a suscitare forti stimoli il tema della presenza di Dio nella coscienza umana come assimilabile alla pre-razionalità orientata dell’istinto,26 che rinvia a ulteriori riflessioni sul tema dell’inconscio nella prospettiva fenomenologica e alle connessioni con le analisi husserliane sul rapporto tra teleologia, teologia e intenzionalità istintiva,27 anche nell’ottica di una filosofia della storia capace di misurarsi con le sfide concettuali poste da una modernità definibile come «liquida».28


  1. Angela Ales Bello, Husserl. Sul problema di Dio, Studium, Roma 1985. ↩︎

  2. Angela Ales Bello, Edmund Husserl. Pensare Dio, Credere in Dio, Messaggero di Sant’Antonio, Padova 2005. ↩︎

  3. Angela Ales Bello, Il senso del sacro. Dall’arcaicità alla desacralizzazione, Castelvecchi, Roma 2014. ↩︎

  4. Ales Bello traduce il termine «Erlebnisse», ispirandosi a Ortega y Gasset, utilizzando l’espressione «vivenze» e non quello tradizionalmente utilizzato di «vissuti». La preghiera e il divino, op. cit., p. 25. ↩︎

  5. «Ci si può domandare a questo punto se il fenomenologo si identifichi con il filosofo e, quindi, con colui che segue una via rigidamente razionale oppure possa, grazie alla sua abilità descrittiva, penetrare anche nel cuore dell’atteggiamento religioso», Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 99. «È possibile forse riformulando la metodica della fenomenologia, pur rimanendo sostanzialmente fedeli all’esigenza husserliana, aprire un’ulteriore direzione d’indagine e affrontare, quindi, il tema dell’archeologia del sapere religioso?», ibidem, p. 101. «L’indagine husserliana può e deve essere approfondita e integrata», ibidem, p. 110. ↩︎

  6. Fondamentali, già presenti nelle prime ricerche sul tema e spesso ripresi nel corso delle sue opere dalla Ales Bello, risultano alcuni passaggi che si trovano nel primo volume delle Idee, in particolare l’Annotazione al § 51 Il significato delle considerazioni trascendentali e il § 58 La trascendenza di Dio neutralizzata. E. Husserl, Idee per una filosofia pura ed una filosofia fenomenologica, Einaudi, Torino, (1965) 1976, vol. I (nei «Reprints»), Annotazione, p. 112 e § 58 pp. 127-128. ↩︎

  7. Nell’Introduzione a La Preghiera e il divino la Ales Bello specifica i manoscritti trascritti e gli scritti postumi a cui fa particolare riferimento nell’indagine sul problema di Dio in Husserl. Op. cit., p. 18. ↩︎

  8. Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., pp. 11-12. Edmund Husserl, Grenzprobleme der Phänomenologie. Analysen des Unbewusstseins und der Istinkte. Metaphysik. Späte Ethik. Texte aus dem Nachlass (1908-1937), in Husserliana XLII, hrsg. von R. Sowa, Th. Vongeher, Springer, Dordrecht 2014. ↩︎

  9. «Procedevo privatamente alla lettura di tutto il volume e soprattutto di quegli scritti di carattere etico-religioso, che dimostravano ulteriormente come Husserl nei suoi manoscritti avesse sempre preso in considerazione la questione di Dio, della fede religiosa, e del rapporto tra esperienza religiosa ed etica». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 11. «Luis Dupré riferisce che, avendo una volta Roman Ingarden chiesto a Husserl quale fosse il problema fondamentale in filosofia, quest’ultimo rispose: “Il problema di Dio, naturalmente!” (A Dubious Heritage. Studies in the Philosophy of Religion after Kant, Paulist Press, New York 1977, p. 79)». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 16. «Il possesso di tali opere non basterebbe certo da solo a dimostrare l’interesse di Husserl per le problematiche in questione, se non ci fossero, appunto, i suoi scritti, alcuni dei quali tradotti nel presente lavoro o altri che saranno citati, in cui non si rintraccia uno sviluppo lineare dell’argomento, ma sono presenti spunti che offrono la possibilità di constatare un’adesione non superficiale nei confronti del problema di Dio». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 19. «È un testo che appartiene alla fase iniziale della fenomenologia husserliana, cosa che dimostra una presenza del tema del divino che attraversa tutto il suo cammino di ricerca». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 51. ↩︎

  10. Per una bibliografia completa degli scritti dell’autrice si rimanda al sito: https://centroitalianodiricerchefenomenologiche.it/angela-ales-bello/↩︎

  11. «A mio avviso, Husserl è sempre stato convinto che Dio c’è e arriva a parlare di Lui attraverso le analisi fenomenologiche, comprendendo molto bene che non si tratta di un “fenomeno” simile agli altri fenomeni, e lo dimostra riflettendo sul rapporto immanenza-trascendenza». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., pp. 165-166. ↩︎

  12. Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, pp. 13-14. ↩︎

  13. L’interpretazione in senso realistico-trascendentale trova ampia esplicazione ed argomentazione nel testo di Angela Ales Bello, Il senso delle cose. Per un realismo fenomenologico, Castelvecchi, Roma 2013. ↩︎

  14. Lo studio del sacro arcaico e complesso, che rimanda all’imprescindibilità del momento religioso e alla paradigmaticità del sacro/religioso per l’analisi strutturale della vita della coscienza, apre alla comprensione di logiche diverse in cui gli equilibri tra momento hyletico-materiale e noetico-intenzionale trovano una differente declinazione. La combinazione degli Erlebnisse, infatti, può variare, dando luogo a manifestazioni varie. L’appartenenza a un’unica umanità consente di comprendere e valutare la propria e le altrui culture: questa prospettiva rimanda a un logos complesso, capace di procedere al di fuori di categorie assolutizzanti, totalizzanti e gerarchizzanti. «Gli elementi ultimi, come ci insegna l’analisi fenomenologica, sono rappresentati dai vissuti e la loro strutturazione e combinazione può anche variare, dando luogo a forme culturali assai diverse. La possibilità di entrare reciprocamente nelle forme altrui e, quindi, comprendere l’altro, lungi dall’annullare le differenze, le mantiene, senza per questo assolutizzarle». Angela Ales Bello, Il dialogo interculturale e interreligioso nella prospettiva della fenomenologia della religione, 2022, in corso di stampa (con l’autorizzazione dell’autrice), pp. 1-20, a p. 19. ↩︎

  15. «Husserl [...] sottolinea che questi due tipi di conoscenza, quello filosofico e quello teologico, che corrono parallelamente nella storia, si incontreranno all’infinito. Credo che voglia dire che la perenne ricerca umana tende verso la conquista della verità che è una meta mai raggiungibile nella condizione dell’esistenza umana, ma che troverà la sua realizzazione all’infinito, in una dimensione altra, dove ci sarà un riempimento di questa ansia di scoprire il vero, di realizzare il bene. Per questo la philosophia perennis e la theologia perennis si incontreranno». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 170. ↩︎

  16. Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., pp. 111-112. ↩︎

  17. «L’interesse profondo di Husserl per il confronto fra le culture e per l’interpretazione delle tappe salienti della civiltà occidentale; la caratteristica fondamentale di quest’ultima è l’aspirazione all’universalità, all’interno della quale si manifesta l’intreccio difficile e problematico fra filosofia e religione». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 110. ↩︎

  18. È quanto Angela Ales Bello afferma in Il dialogo interculturale e interreligioso nella prospettiva della filosofia fenomenologica, op. cit. ↩︎

  19. «Si rimane alla superficie dei fenomeni se essi non sono approfonditi attraverso l’ottica del metodo fenomenologico, che prevede, in primo luogo, una “riduzione”, cioè, una messa tra parentesi dell’accettazione acritica del contesto nel quale ci troviamo e, perciò, di ogni presupposto filosofico e scientifico già dato per rintracciare, attraverso l’analisi delle vivenze, le modalità di ciò che chiamiamo mito o fede o speculazione razionale. È dalle formazioni culturali che è necessario retrocedere per sbucciarle e trovare il loro “cuore”». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 112. ↩︎

  20. «Nonostante le difficoltà di penetrare nel mondo dell’altro, si offrono, quindi, due possibilità: la prima è, appunto, quella della prassi, della comunicazione immediata dei modi di vita, qui l’adeguazione è spontanea; ma esiste anche una possibilità teoretica, un’adeguazione conoscitiva, una “scienza descrittiva” che distingue il mondo-della-vita dei primitivi da quello dei contemporanei “civilizzati”». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, p. 109. ↩︎

  21. «Esiste una profonda differenza fra l’adesione immediata e il pensiero riflesso e che i due momenti sono rivelativi di due modi che si sono storicamente delineati, in particolare, nella nostra civiltà e che si riscontrano attraverso un esame comparativo delle varie civiltà. In secondo luogo, si costata che è muovendo proprio dalla riflessione critica che sono posti i problemi, e quindi, se è vero, come sosteneva Husserl nel confronto con i “primitivi”, che noi ci poniamo tali questioni e ciò indica da un certo punto di vista la nostra superiorità, d’altra parte, il nostro modo di procedere implica anche che si è “perduto”, per lo meno in parte il riempimento autentico e l’evidenza piena che caratterizza il momento religioso. [...]. [Si tratta di] costatare la diversa natura delle posizioni descritte, riportando la questione alla radice delle intenzioni e dei riempimenti, individuare la qualità dei riempimenti stessi, le cadute di significati, le loro sostituzioni». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., pp. 114-115. ↩︎

  22. «Ma come altrimenti si può comprendere se non con l’idea di Dio? Come altrimenti se non che tramite ogni io e la vita dell’io, tramite ogni coscienza, domina un’assoluta teleologia e che essa – a somiglianza di un’essenza personale nelle sue esigenze personali – si manifesta nelle esigenze assolute delle anime? Posso essere felice, posso esserlo nella sofferenza, nella sfortuna, in tutta l’irrazionalità del mondo circostante soltanto se credo che Dio c’è e che questo mondo è il mondo di Dio. E voglio afferrarmi con tutta la forza della mia anima al dovere (Sollen) assoluto – e questo è un assoluto volere – allora, devo (muss) credere in modo assoluto che Egli c’è. La fede è l’esigenza assoluta più alta». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 127 (da Edmund Husserl, Grenzprobleme der Phänomenologie, op. cit., nr. 14, § 8, pp. 200-203). ↩︎

  23. «Nella disposizione più felice l’amore è involontariamente presente, va da sé che io sono rivolto al bene nell’amore interiore e mi dedico ad esso. Va da sé che sono unito a Dio perché cammino sulla strada di Dio. Questa è la grazia di Dio. [...] L’amore è strapotente e il negativo non vale alcunché ed è nulla di rilevante, nulla di considerevole di fronte al positivo». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., pp. 159-160 (da Edmund Husserl, Grenzprobleme der Phänomenologie, op. cit., Beilage XXI, pp. 235-236). ↩︎

  24. «In ogni istinto ancora da scoprire è presente, quando è* in actu*, la direzione intenzionale, ma in un orizzonte vuoto, del tutto priva di forma, diretto ad uno scopo che non ha una struttura conoscitiva predesignata. In ciò consiste la comunanza fra la coscienza religiosa e l’istinto». Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 161 (da Edmund Husserl, Grenzprobleme der Phänomenologie, op. cit., Beilage XXV, pp. 246-247). ↩︎

  25. «Questo orientamento verso l’interiorità è parallelo all’essere rivolti in senso fenomenologico verso l’interiorità, nel quale, attraverso la mia interiorità, la via conduce verso tutti gli altri (come altri considerati nella loro interiorità, non come esseri umani nella loro esteriorità, cioè, come esseri umani reali nel tempo e nello spazio) e, perciò, innanzi tutti, verso il mondo e verso l’esserci umano proprio e altrui.» Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 161 (da Edmund Husserl, Grenzprobleme der Phänomenologie, op. cit., Beilage XXV, pp. 246-247). ↩︎

  26. «O si può prendere in considerazione qui, come in tutti gli altri istinti che essi trovano un riempimento e, attraverso questo, predesignano i loro scopi?» Angela Ales Bello, La preghiera e il divino, op. cit., p. 161 (da Edmund Husserl, Grenzprobleme der Phänomenologie, op. cit., Beilage XXV, pp. 246-247). ↩︎

  27. «This excavation, which commences in interiority, serves, as we have seen, to leave it by the road of hyletics, because the “ultimate reasons” are to be found in the fact that nothing is “by chance”, quite the contrary, one has to trace, and right from the most profound dimensions, a “teleology”, a finality and therefore the reference to an “originary facticity” can be fully comprehended if one grasps that it has its foundation in God. The way to arrive as far as God, here proposed by Husserl, shows itself as particularly original, because, founding itself on the ground of finality, comprehend it as the profound and ultimate structure of all the reality. Husserl not only affirms in a general manner that all the things have a goal, but he analyses each stratum of reality through the stratification present in the human being to conclude that not only the cultural and spiritual works, the voluntary processes characterizing the human beings, not only the examination of the organisms and of their levels of development and perfection – how one can read in Ideen – but also that obscure world of originary instincts, of feelings, of the unconscious bodily and psychic movements have a sense. That is why Husserl speaks of a Triebintentionalität (impulsive intentionality). Sense and goal, formal cause and final cause – using Aristotle’s language – are correlated. Only then will one understand the definition that Husserl gave of teleology as “form of all the forms”, because through it we can grasp the ultimate significance of reality», in Angela Ales Bello, Phenomenological Hyletics: the Animal, the Human, the Divine, in Analecta Husserliana, XCIV, Dordrecht 2007, pp. 3-10, a p. 9. ↩︎

  28. «“Vita liquida” e “modernità liquida” sono profondamente connesse tra loro. “Liquido” è il tipo di vita che si tende a vivere nella società liquido-moderna. Una società può essere definita “liquido moderna” se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo». Zygmunt Bauman, Liquid Life, Polity Press, Cambridge 2005, tr. it. Vita Liquida, Laterza, Roma-Bari 2008, Introduzione. Vivere in mondo liquido-moderno, p. VII. ↩︎