Recensione a Nunzio Bombaci, La persona, il prossimo, l’amico. Le figure dell’altro in Pedro Laín Entralgo, ETS, Pisa 2023, pp. 295.
Solo negli ultimi decenni il pensiero spagnolo e, più in generale, “ispanoablante” – per usare un termine caro all’autore di questa monografia – ha cominciato a godere di risonanze e riprese rilevanti all’interno del panorama culturale italiano, per quanto riguarda i temi dell’alterità e del dialogo. Sempre nel contesto italiano, questa rivalutazione relativamente recente si arricchisce di un apporto di rilievo, quello di Nunzio Bombaci, che ci propone la figura di Pedro Laín Entralgo (1908-2001). Lo studio di Bombaci rappresenta infatti una tappa significativa e decisiva lungo il percorso italiano di appropriazione della filosofia novecentesca in lingua spagnola.
Questo originale pensatore aragonese riesce nell’impresa di coniugare il pensiero riguardo all’uomo (in particolare nella sua relazione con l’altro) con l’attività professionale del medico, che ha esercitato per lungo tempo, arricchendola anche con l’insegnamento universitario. Una sintesi personale, quella del medico umanista, per niente scontata, un modello importante di riferimento, in particolar modo nella società della specializzazione dei saperi tipica del mondo attuale, dove il rischio in ambito medico è quello di puntare l’attenzione esclusivamente sul corpo del paziente, facendone un “mero oggetto di osservazione”, “carne da ospedale”.1
Nunzio Bombaci presenta questa figura basandosi sull’analisi di diverse opere del medico intellettuale, condividendo con i lettori e le lettrici una panoramica ampia e convincente, non solo della produzione lainiana ma anche del suo contesto di riferimento, costituito da autori soprattutto spagnoli e tedeschi. Lo sguardo riesce a mantenersi sempre ampio e il confronto con altri filosofi e altre linee di pensiero è costante, tanto che parlare di monografia risulta quasi riduttivo, sebbene il punto di osservazione privilegiato rimanga sempre la produzione di Laín Entralgo. La bibliografia e la sitografia proposte da Bombaci sono particolarmente ricche, aggiornate e accurate, e conferiscono al lavoro un carattere di scientificità sicuramente apprezzabile.
Così come fa l’umanista Laín Entralgo in diversi suoi testi, anche lo studioso sceglie di dare al suo lavoro monografico una suddivisione in due parti principali, di cui la prima è più storiografica e si preoccupa di contestualizzare il pensiero dello spagnolo e di mostrarne lo sviluppo nel tempo, mentre la seconda è più teoretica ed entra maggiormente nel merito dei temi e delle prospettive aperte dalla riflessione di Laín Entralgo. La suddivisione non impedisce tuttavia al critico di proporre spesso una reciproca contaminazione tra gli approcci delle due parti, per cui anche la sezione storiografica contiene spunti tematici significativi, e viceversa la porzione dedicata al pensiero dell’autore rimanda al contesto storico e alle vicissitudini della vita dello spagnolo.
Riguardo alla prima parte, cominciamo con un breve accenno al fatto che Bombaci vede Laín Entralgo inserito a pieno titolo “nella tradizione dell’umanesimo medico ispanico”,2 le cui radici risalgono ai secoli centrali del Medioevo. Lo studioso riconosce infatti nella sintesi feconda tra sensibilità medica e riflessione filosofica un filo rosso che proviene da un passato discretamente remoto, attraversa tutto il Medioevo, prosegue nel pensiero moderno e giunge infine al Novecento.
Questo contesto di riferimento è completato con alcune note sulle tappe fondamentali della vita del medico umanista. In questo caso, come accade poi a più riprese nel corso del testo, Bombaci si richiama al biografo e allievo di Laín Entralgo, Diego Gracia, e si sofferma in particolare sull’adesione al cristianesimo da parte del pensatore spagnolo e sul suo progressivo allontanamento dal regime franchista, con cui in un primo tempo aveva collaborato attivamente sul piano intellettuale.
Il testo di Laín Entralgo che Bombaci ha analizzato in modo più approfondito si riferisce, dicevamo, al tema dell’altro: Teoría y realidad del otro.3 Lo studioso ne presenta dettagliatamente la struttura argomentativa e segue l’excursus storico dell’autore, il quale analizza le risposte date nel corso dei secoli al “problema dell’altro”. Gli spunti, i riferimenti e i confronti sono molteplici. È da menzionare in questa prima parte del libro la riflessione sul tema dell’analogia, “un processo deduttivo” dagli indubbi esiti riduzionistici, secondo cui “il riconoscimento della realtà dell’altro consegue alla certezza della realtà dell’Io”.4 Tali esiti, a cui giunge in particolare Cartesio, sono successivamente messi in discussione dal pensiero dialogico novecentesco, che tenta di superare questa prospettiva egologica. Il richiamo all’ambiente filosofico di lingua tedesca permette a Bombaci di soffermarsi, già nella parte più storiografica, sul pensiero di Buber, Scheler e altri autori, con cui la stessa filosofia di Laín Entralgo entra in relazione. Non mancano anche qui i confronti con gli autori “ispanoablanti”: José Ortega y Gasset, Miguel de Unamuno e Xavier Zubiri. Nel suo testo, Bombaci conferisce a tali pensatori una propria fisionomia, autonoma rispetto al panorama tedesco del pensiero dialogico, per quanto quest’ultimo abbia avuto una risonanza internazionale maggiore di quella degli spagnoli, e sebbene siano presenti tematiche comuni.
Un intero capitolo della prima parte del libro è dedicata alla critica di Laín Entralgo alla Einfühlung di Theodor Lipps (1851-1914), pensatore tedesco che entra a pieno titolo nel dibattito sulla natura e sul significato dell’empatia, e che Bombaci collega con le questioni messe successivamente in campo dalle neuroscienze, in particolare con l’idea dei neuroni-specchio proposta da Vittorio Gallese (1959).5 Il collegamento risulta interessante e conferisce un particolare rilievo di attualità alle osservazioni di Laìn Entralgo, secondo cui Lipps non riesce a staccarsi del tutto dal modello analogico (che peraltro Lipps critica): l’altro non sarebbe in fondo che una proiezione all’esterno di ciò che sono io. Lo studioso approfondisce ulteriormente l’analisi, valutando il rapporto tra empatia e funzione logica della mente negli autori presi in esame.
Con il capitolo quarto ha inizio la seconda parte dello studio di Bombaci, un po’ più corposa della precedente; in essa l’autore abbandona la prospettiva più storiografica, per descrivere “le forme dell’incontro”6 ed entrare più nel merito delle varie tipologie di relazione, anche mantenendo vivace il confronto con altri autori, soprattutto gli spagnoli sopra menzionati.
Le prospettive da cui partono le riflessioni di Laìn, da lui stesso specificate, sono di natura metafisica in senso classico, e consistono nel realismo appunto “classico” e nel soggettivismo moderno, punti di vista che lo spagnolo riconosce come complementari.
Il testo si immerge in un’analisi dettagliata delle modalità della relazione con l’altro, prendendo in considerazione le gradazioni e le sfumature che ogni tipo di rapporto mette in campo e aiutandoci ad affinare la sensibilità nei confronti di questa dinamica umana. Non mancano osservazioni relative al ruolo svolto nelle relazioni interpersonali dalla corporeità e dal contesto. L’autore con cui in questa parte il confronto è più sistematico è Xavier Zubiri, mentore di Laìn, anche se sono presenti agganci con altri pensatori e altri contesti: Jacques Maritain, José Ortega y Gasset e Max Scheler, per citare i principali. Le dettagliate descrizioni si riferiscono alle diverse dinamiche della relazione nel suo sviluppo, vista dunque anche nel suo farsi e non solo “immortalata” nel momento del suo compimento.
All’apice della scala gerarchica delle modalità di relazione troviamo le sue due forme più coinvolgenti e compiute: si tratta, secondo Laìn Entralgo, di quelle che portano a essere “prossimo” e “amico”. Per presentarle, Bombaci prende in esame anche un’altro lavoro di Laìn Entralgo: Sobre la amistad.7
Il primo dei due tipi di relazione più significativi e coinvolgenti, quella con il prossimo, trova una esemplificazione efficace nella vicenda del buon samaritano che incontra il malcapitato sofferente, raccontata nel Vangelo secondo Luca.8 Il parallelo istituito da Bombaci tra le riflessioni teoriche sul rapporto di prossimità e queste due figure evangeliche risulta, a parere della scrivente, particolarmente efficace. La parabola dà occasione anche qui di allargare la prospettiva su altri autori, chiamando in causa in particolare Paul Ricœur, che rovescia la lettura più consueta del testo lucano dando un senso diverso e inaspettato alla domanda del maestro della Legge: «Allorché gli è rivolto il quesito: “Chi è il mio prossimo?”, Gesù esorta il dottore della Legge a chiedersi, piuttosto, “rispetto a chi” egli stesso sia prossimo».9
È nell’amicizia, infine, che la relazione con l’altro raggiunge il suo apice, permettendo a chi la realizza di portare a compimento la propria umanità. Il carattere fondamentale dell’amicizia è la reciprocità: essa si realizza nel mutuo credere nell’altro, nel fare i conti con lo spazio che con-tiene gli amici, nella co-speranza, nella mutua trasparenza, intesa come «conoscenza della persona dell’altro a partire dalla sua vera vocazione»,10 e in molto altro, che si va a imparare di pagina in pagina, in un sapiente dosaggio di Bombaci tra testo e citazioni, pensiero di Laín Entralgo e spunti tratti da altri autori.
Un’ultima parte dello studio è riservata alla relazione tra medico e paziente, definita “amicizia medica”, e contiene interessanti richiami allo sviluppo di questa pratica nel corso della storia. Anche qui gli elementi di riflessione non mancano, data l’attuale tendenza a “protocollare”, e inevitabilmente svuotare della sua originaria carica partecipativa, questo rapporto. Rimane tuttavia non del tutto chiaro il modo in cui possa compiersi dentro questo tipo di relazione la reciprocità tipica dell’amicizia – oppure, in alternativa, il motivo per cui questa relazione è classificata da Laín Entralgo tra le forme di amicizia, e non piuttosto, semplicemente, tra quelle di prossimità.
La scrittura di Bombaci risulta chiara e si muove con disinvoltura tra contesto storico, pensiero dello spagnolo, riflessioni aggiuntive, confronti, collegamenti.
Colpisce l’attenzione rivolta dall’autore alle parole e alla loro polisemia: una sensibilità che consente meta-riflessioni sull’impiego di alcuni termini, in primis riguardanti la lingua spagnola, ma non solo. Del resto, non è un caso il fatto che Bombaci dimostri grande capacità di tenere in considerazione il rapporto tra significante – mai di natura “neutra” – e significato, carico di riferimenti stratificati di diversa origine: le traduzioni dallo spagnolo sono opera sua, così come le traduzioni di varie citazioni dal tedesco presenti nel testo.
Bombaci dichiara apertamente la non-esaustività del suo lavoro, che dunque rimane aperto all’integrazione da parte di altri contributi, in grado di arricchire le riflessioni e di ritornare su alcuni aspetti che si prestano ad essere messi in discussione.
Uno di questi elementi di riflessione che meriterebbero un approfondimento è rappresentato dal carattere della trattazione di Laín Entralgo, definito «fenomenologico».11 Fino a che punto si possa parlare di fenomenologia in senso stretto, quindi non semplicemente intendendola come attitudine descrittiva ampia e minuziosa, è questione che meriterebbe ulteriori considerazioni e argomentazioni. Se infatti intendiamo la fenomenologia come indagine sulle condizioni della possibilità di ciò che appare, e soprattutto come movimento di risalita in direzione della dimensione originaria che fa da fondamento a tali condizioni, la riflessione di Laín Entralgo ci sembra che non assolva completamente questo compito. Anche laddove, ad esempio, l’autore si sofferma sull’analisi dell’«intentio propria dell’attività cosciente dell’essere che io sono in quanto esistenza»,12 pare di poter constatare che il suo “passo” non è andato al di là di un’intenzionalità intesa in modo precipuamente descrittivo, piuttosto che considerarla come residuo fenomenologico vero e proprio.
Nel momento in cui tale questione dovesse apparire di natura più che altro terminologica (dipendendo semplicemente dal modo di intendere il sostantivo “fenomenologia”), possiamo partire da un altro punto di vista e prendere in esame un altro tema che rimane aperto: quello della natura dell’altro. A parere di chi scrive, le riflessioni di Laín Entralgo non riescono a prendere definitivamente le distanze da un’impostazione metafisica tradizionale, dal momento che il pensatore spagnolo intende l’io e l’altro come entità dotate di una precisa consistenza ontologica autonoma, con le relative declinazioni e caratteristiche. Si parla ad esempio della persona come colei che possiede delle proprietà, non solo in forza dell’incontro (in-comprensibilità, incompiutezza, inaccessibilità ecc.), ma a partire da se stessa (vita interiore, intelligenza, libertà).13 Non si intende naturalmente mettere in dubbio tali attributi; la dimensione relazionale della persona, la sua “intentio”, è vista però da Laín Entralgo come un carattere che “si aggiunge” alla sua natura, quindi come una sua qualità, e non è riconosciuta come l’elemento originario, la condizione a priori dell’umanità dell’uomo, il suo fondamento. La riflessione dell’autore aragonese, che talvolta si dimostra critico nei confronti dell’oggettivazione di quella realtà misteriosa che è l’altro nella sua radicale irriducibilità, sembra che finisca quindi, per così dire, per ricadere nella medesima impostazione. Ciò accade ad esempio quando una delle forme di relazione più mature è ravvisata dall’autore nell’amore, inteso come contemplazione dell’altro.14 Nemmeno il richiamo di Bombaci che, nel riecheggiare con Laín Entralgo Heidegger, parla della relazione usando il termine di Mitsein, ci sembra superare completamente l’impostazione metafisica classica, dal momento che «soltanto l’incontro con l’altro potrà colmare quel “vuoto”,15 intendendo la “coscienza del vuoto”, quale reperto fenomenologico, [che] denota la “tensione verso l’altro”».16
Un altro aspetto, collegato con il precedente, che forse andrebbe approfondito, è rappresentato dall’idea di libertà del pensatore spagnolo, in quanto l’impressione è che ci sia una certa oscillazione tra diverse sue condizioni di possibilità. Se per un verso la libertà è vista come il presupposto indispensabile per l’autentico incontro personale,17 e “libero” nel campo espressivo è propriamente solo l’essere umano in quanto dotato anche qui di un’intenzionalità,18 per Laín «l’incontro con l’altro denuncia i limiti della libertà personale» e «l’altro intercetta quella libertà, la circoscrive, la condiziona».19 Lo spagnolo sembra inoltre non riuscire a riconoscere accezioni della libertà diverse rispetto all’idea, tipicamente di stampo liberale, di libertà-da. Una tale concezione di libertà è del resto una conseguenza inevitabile di quanto sopra espresso a proposito dell’impostazione di Laín Entralgo entro i limiti della metafisica tradizionale.20 Ciò emerge anche dalla definizione di persona: un «modo di essere ente reale che, in quanto possiede vita interiore, intelligenza e libertà, trascende, in modo individuale e intrasferibile, tutte le determinazioni della natura cosmica».21 Risulta pertanto impresa ardua individuare i nessi tra questa impostazione e le dichiarazioni in merito alla radicale alterità dell’altro, che sono possibili solo a partire da un superamento inequivocabile dell’impostazione oggettivante più volte menzionata. Del resto, già le affermazioni secondo cui per Laín Entralgo «ogni essere umano è relegato al potere della Realtà. La relegazione è legame all’indietro: l’uomo è implantado nella realtà» ci sembra che avrebbero bisogno di ulteriori chiarimenti, in quanto sono difficilmente conciliabili con le sue idee in merito alla libertà.
Ci pare pertanto che l’autore aragonese abbia dato avvio, a partire dalla sua prospettiva scientifico-umanistica interessante e originale, a un percorso mirante a mettere in discussione i presupposti metafisici che stanno alla base dell’appropriazione dell’altro, ad esempio quando l’idea aristotelica di “sostanza” è da lui sostituita con quella zubiriana di “sostantività”. Questo desiderio di superamento dell’impostazione metafisica tradizionale si presta ad essere ripreso e portato avanti, in modo da rivedere i presupposti originari classici e riconoscere nella relazione il fondamento di tutto. Le proposte di Laín, sulla scia degli altri pensatori da lui ampiamente citati, costituiscono dunque un trampolino di lancio per indagini successive.
Al di là di queste questioni filosofiche in senso stretto, rimane in ogni caso indiscutibile l’apporto del pensatore medico, che ci offre vari spunti e stimoli, in particolare in merito alla necessità – e urgenza – di rimettere insieme le due prospettive, quella medico-scientifica e quella umanistico-filosofica, all’interno della relazione medico-paziente, così come in tutti gli ambiti in cui ci troviamo a con-vivere.22
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N. Bombaci, La persona, il prossimo, l’amico. Le figure dell’altro in Pedro Laìn Entralgo, ETS, Pisa 2023, p. 112. ↩︎
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Ibid., p. 15 (corsivo dell’autore). ↩︎
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P. Laín Entralgo, Teoría y realidad del otro, I-II, Revista de Occidente, Madrid 1961. ↩︎
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N. Bombaci, La persona, cit., p. 67. ↩︎
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Più precisamente, il modello teorico di riferimento viene definito da Bombaci “simulazione incarnata” (cfr. Ibid., p. 106). ↩︎
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Si tratta per l’appunto del titolo del capitolo 4. ↩︎
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P. Laín Entralgo, Sobre la amistad, Revista de Occidente, Madrid 1972. ↩︎
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Cfr. Lc 10,25-37. ↩︎
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N. Bombaci, La persona, cit., p. 206. ↩︎
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Ibid., p. 231 (corsivo dell’autore). ↩︎
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Si parla a più riprese di “fenomenologia dell’incontro”; cfr. ad es. Ibid., p 119 e 121. ↩︎
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Ibid., p. 125 (corsivi dell’autore). ↩︎
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Cfr. ibid., p. 183-185. ↩︎
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Per quanto la contemplazione presupponga un atteggiamento passivo da parte del contemplante, ci sembra che si rimanga sempre in una dimensione oggettivante. ↩︎
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Ibid., p. 124. ↩︎
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Ibid., p. 124. ↩︎
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Cfr. Ibid., p. 122. ↩︎
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Cfr. ibid., p. 134. ↩︎
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Ibid., p. 146. ↩︎
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Vedi ad es. anche l’idea di libertà come caratteristica “di un essere relativamente assoluto”, p. 169 (corsivo dell’autore). ↩︎
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Ibid., p. 245, tratto da P. Laín Entralgo, Sobre la amistad, cit., p. 124. ↩︎
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Bombaci parla, in proposito, di “medicina antropologica”: Ibid., p. 256. ↩︎