Nell'autentico dialogo qualcosa accade sul serio.
-- Franz Rosenzweig
Riprendendo l'antico termine dialegesthai («dialogare») come titolo di questa collana, in continuità di ispirazione con la rivista di filosofia on-line, vogliamo ripetere, da un lato, l'esigenza del rigore argomentativo del discorso vero proprio della filosofia, ma dall'altro, anche, ascoltare la vita e quindi ritrovare la dialogica prima della dialettica, che significa anche offrire una «testimonianza» della verità, non soltanto argomentativa, bensì come «passione personale» di ricerca della verità. Vogliamo situarci in questo spazio intermedio che oggi si presenta con un'urgenza nuova, in gran parte ancora da pensare, senza arroganza e senza la pretesa antidialogica di essere portatori di una verità semplicemente da comunicare. Vorremmo proporre una sorta di apologia della verità contro la certezza.
Cristiano Gianolla, Occidentalizzazione del mondo? Cosmopolitismo e interculturalità: le vie per un futuro possibile, Aracne, Roma 2010, 384 pp., € 25.
Un'indagine attenta della globalizzazione la propone come «occidentalizzazione» per la sua genesi storica e per i connotati economici, sociali e politici che la caratterizzano. La prospettiva offerta coinvolge il lettore in un'analisi articolata che specula sui due ordini di problemi più ingombranti fra quelli causati dal processo globale: il problema ecologico e quello sociale. Il primo riguarda lo sfruttamento e l'inquinamento della natura con conseguenze consistenti sui cambiamenti climatici e degli ambienti di vita. Il secondo è individuato nella crescente minaccia di rivoluzioni parallele accese dal malessere sociale presente nei miliardi di esclusi che sopravvivono in ogni parte del globo, al Nord come al Sud. La prospettiva offerta come risposta a questi due problemi ha il fascino di armonizzare il cosmopolitismo e l'interculturalità mettendo in evidenza la necessità di ristabilire il primato dell'etica a dispetto delle ragioni puramente economiche e politiche, riducendo l'economia a semplice strumento di organizzazione sociale.
Ivano Liberati, Dalla barbarie alla vita come auto-manifestazione. La proposta fenomenologica di Michel Henry, Aracne, Roma 2010, 296 pp., € 19.
Dalla fenomenologia husserliana al concetto di monismo ontologico, dalla fenomenologia materiale alla vita: Michel Henry ripensa al fenomeno e alla sua modalità manifestativa, per dare origine a una filosofia della vita resa attraverso l'analisi dell'affettività, la riflessione sul corpo e la carne, il ripensamento della relazione tra immanenza e trascendenza. Fino alla barbarie. È possibile per noi oggi ritornare a sentire la vita? In che modo possiamo riappropriarci della nostra carne di viventi e ridestare l'attenzione verso un mondo che sembra aver dimenticato la sua essenza costitutiva e irriducibile?
Veronica Petito, Emmanuel Levinas. Dalla fenomenologia all'idea di Infinito, Aracne, Roma 2010, 424 pp., € 25.
«Incontrare un uomo significa essere tenuti svegli da un enigma» (E. Levinas). Nell'itinerario filosofico di Emmanuel Levinas l'incontro con il pensiero di Edmund Husserl -- al contempo incontro con l'uomo e con la sua opera -- segna profondamente il percorso del filosofo francese. Questo libro cerca di portare alla luce i fondamenti teoretici del discorso levinasiano in rapporto alla fenomenologia di Husserl, sviluppando questioni proprie della riflessione di Levinas alla luce del concetto di intenzionalità. Al centro di queste analisi il passaggio dalla fenomenologia all'idea dell'Infinito segue il pensiero di Levinas alla ricerca di una nuova «razionalità della trascendenza». L'idea dell'Infinito diventa la vera chiave di volta per comprendere il senso dell'umano e il senso della trascendenza.
Salvatore Currò, Il soggetto perduto e ritrovato. La fenomenologia paradossale di Levinas, Aracne, Roma 2010, 332 pp., € 20.
Il pensiero di Levinas si comprende solo a partire dalla fenomenologia, ma ne è anche un approfondimento e una radicalizzazione, o forse un'alterazione. Un certo distacco dalla lettera di Husserl sarebbe esigito dallo stesso spirito fenomenologico, a detta di Levinas. Ne risulta così una fenomenologia paradossale, allo stesso tempo fedele e infedele al progetto husserliano. La radicalizzazione riguarda il senso stesso del soggetto. La coscienza di sé fa incessantemente i conti con ciò che rimane irriducibile alla coscienza, con la singolarità e l'unicità di sé, con l'altro, col più-che-pensiero. Il soggetto, chiamato a uscire da sé e insieme provocato a una sorta di resa a sé, si ritrova paradossalmente mentre si perde, come ricevendosi. È soggetto perduto e ritrovato.
Umberto Galeazzi, Domenico Bosco (curatori), Quid animo satis? Studi di filosofia e scienze umane in onore del Professor Luigi Gentile, Aracne, Roma 2008, 468 pp., € 25.
Luigi Gentile è professore di Storia della filosofia moderna e contemporanea nell'Università «G. d'Annunzio» di Chieti-Pescara, dove è anche direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Umane e Scienze dell'Educazione. I saggi in suo onore, contenuti nel volume che amici e colleghi gli presentano in occasione del suo settantesimo compleanno, ripercorrono tutto l'arco storico della filosofia, guardando ad autori e problemi che sollecitano esperienza e pratica di pensiero: un'opportunità per molte riflessioni non caduche su questioni dibattute e interrogazioni sull'oggi. L'interesse, poi, per questo volume è accresciuto dal fatto che la maggior parte degli Autori considerati nei contributi scientifici sono dei classici del pensiero: mentre ci educhiamo per comprenderli, essi educano e sanno ricondurci ancor più a noi stessi.
Mirko Di Bernardo, Per una rivisitazione della dottrina monodiana della morfogenesi autonoma alla luce dei nuovi scenari aperti dalla post-genomica, Aracne, Roma 2007, 116 pp., € 7.
Costituendo un raffinamento della concezione monodiana relativa al passaggio dell'informazione dai geni alle proteine in modo univoco, la presente dissertazione, ripercorrendo le fasi salienti dell'entusiasmante vicenda della genetica, mostra come tale carattere di univocità, così come disegnato da Monod, venga oggi messo in crisi dal dibattito ancora in corso circa i risultati imprevisti ottenuti dalle ricerche relative all'HGP i quali hanno favorito la nascita di una nuova fase di studio: la Genomica funzionale. Fox Keller, infatti, mettendo in luce l'esigenza della circolarità continua tra strutture proteiche e nucleotidiche, introduce mutamenti profondi per quel che concerne il concetto di programma genetico ed individua altresì il compito della ricerca contemporanea nella circolarità. Questo lavoro, dunque, costituisce un tentativo di rivisitare la dottrina monodiana della morfogenesi autonoma, ovvero quel meccanismo spontaneo da cui scaturisce la morfologia di ogni organismo vivente, alla luce dei nuovi scenari aperti dallo studio del significato in biologia.
Mario Smargiassi, La soggettività trascendentale concreta. Linee per una rilettura della fenomenologia di Edmund Husserl, Aracne, Roma 2003, 249 pp., € 15.
La fenomenologia husserliana non è soltanto l'ultimo episodio della crisi della filosofia del soggetto, ma costituisce una prospettiva teoretica autonoma e tuttora percorribile, che ci permette di coniugare il rigore dell'argomentazione trascendentale con la concretezza vissuta della corporeità, della temporalità, dell'intersoggettività. Se dunque si può realmente parlare di una soggettività trascendentale concreta, alcune delle obiezioni più comuni rivolte al programma filosofico-trascendentale di Husserl devono essere considerate sotto una luce differente e almeno in parte, ridimensionate. Il presente saggio vuole innanzitutto mostrare la possibilità di questa interpretazione, attraverso un confronto puntuale con i testi, e dando particolare risalto alla dimensione metodologia e analitica più generale alla base del discorso husserliano. Senza pretese di completezza, si è cercato di delineare un percorso dal quale emergesse una certa ricchezza e «complessità» dell'analisi fenomenologica della soggettività, al di là di ridurre operazioni storiografiche.
Claudio Fiorillo, Fragilità della verità e comunicazione. La via ermeneutica di Karl Jaspers, Aracne, Roma 2003, 363 pp., € 20.
Leggere Jaspers come una figura secondaria del Novecento tedesco, rappresentante di quella corrente filosofico-culturale che va sotto il nome di esistenzialismo al fianco di figure filosofiche maggiori o con maggiore risonanza, significherebbe smarrire il senso di un originale contributo alla ricerca filosofica che si estende dal campo teoretico a quello scientifico, politico e religioso, e così lasciarsi sfuggire la possibilità di un fecondo confronto con il suo pensiero. Karl Jaspers non è un autore da archiviare con il secolo che si è appena concluso. A tale rischio intende sottrarsi il presente studio, che non vuole essere un semplice saggio di attività filologica di esposizione e ricostruzione «obiettiva» del suo pensiero, ma un dialogo con l'autore allo scopo di saggiare possibilità ancora sopite, o ridestate solo in parte, in un filosofiare che, pur già ampiamente esplorato, continua a mostrarsi fecondo per il nostro presente e ancora carico di futuro.
Carla Roverselli (curatrice), La persona plurale. Filosofia pedagogia e teologia in dialogo, Aracne, Roma 2002, 202 pp., € 10.
Perché parlare nuovamente di persona? L'intento pedagogico di fondo, che emerge qua e là in tutti i contributi di questo saggio (E. Baccarini, G. Busiello, E. Ducci, A,. Milano, D. Mongillo, A. Rigobello, C. Roverselli, T. Stancati), può considerarsi triplice: per evitare l'omologazione; per sostenere una formazione che aiuti a diventare umani, mediante la personalizzazione critica della fruizione dei messaggi; per sostenere una formazione che non sfoci nell'individualismo ma che sappia realizzarsi nell'apertura disinteressata agli altri e alla solidarietà. Come parlare di persona? Facendo dialogare discipinaristi diversi, per evidenziare non solo la multidimensionalità della realtà che si sta studiando, ma anche per far emergere la ricchezza che si può trarre da una ricerca svolta in ottica interdisciplinare.
Emilio Baccarini, La soggettività dialogica, Aracne, Roma 2002, 238 pp., € 10.
Qualificare come «dialogica» la soggettività umana significa fornire una determinazione essenziale, tutt'altro che condivisa, che defiisce l'uomo nella sua struttura ontologica. I risvolti teoretici di quesata definizione, in realtà, conducono a un radicale ripensamento della stessa ontologia, almeno nella sua esplicita valenza antropologica. Ciò significa che l'essente umano ha una propria specificità a cui non sono applicabili tout court le categorie dell'ontologia, o, almeno, che ciò che si coglie attraverso di esse non è immediatamente quel vivente spirituale che chiamiamo uomo.
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