Nell'autentico dialogo qualcosa accade sul serio.
-- Franz Rosenzweig
Riprendendo l'antico termine dialegesthai («dialogare») come titolo di questa collana, in continuità di ispirazione con la rivista di filosofia on-line, vogliamo ripetere, da un lato, l'esigenza del rigore argomentativo del discorso vero proprio della filosofia, ma dall'altro, anche, ascoltare la vita e quindi ritrovare la dialogica prima della dialettica, che significa anche offrire una «testimonianza» della verità, non soltanto argomentativa, bensì come «passione personale» di ricerca della verità. Vogliamo situarci in questo spazio intermedio che oggi si presenta con un'urgenza nuova, in gran parte ancora da pensare, senza arroganza e senza la pretesa antidialogica di essere portatori di una verità semplicemente da comunicare. Vorremmo proporre una sorta di apologia della verità contro la certezza.
Mirko Di Bernardo, Per una rivisitazione della dottrina monodiana della morfogenesi autonoma alla luce dei nuovi scenari aperti dalla post-genomica, Aracne, Roma 2007, 116 pp., € 7.
Costituendo un raffinamento della concezione monodiana relativa al passaggio dell'informazione dai geni alle proteine in modo univoco, la presente dissertazione, ripercorrendo le fasi salienti dell'entusiasmante vicenda della genetica, mostra come tale carattere di univocità, così come disegnato da Monod, venga oggi messo in crisi dal dibattito ancora in corso circa i risultati imprevisti ottenuti dalle ricerche relative all'HGP i quali hanno favorito la nascita di una nuova fase di studio: la Genomica funzionale. Fox Keller, infatti, mettendo in luce l'esigenza della circolarità continua tra strutture proteiche e nucleotidiche, introduce mutamenti profondi per quel che concerne il concetto di programma genetico ed individua altresì il compito della ricerca contemporanea nella circolarità. Questo lavoro, dunque, costituisce un tentativo di rivisitare la dottrina monodiana della morfogenesi autonoma, ovvero quel meccanismo spontaneo da cui scaturisce la morfologia di ogni organismo vivente, alla luce dei nuovi scenari aperti dallo studio del significato in biologia.
Mario Smargiassi, La soggettività trascendentale concreta. Linee per una rilettura della fenomenologia di Edmund Husserl, Aracne, Roma 2003, 249 pp., € 15.
La fenomenologia husserliana non è soltanto l'ultimo episodio della crisi della filosofia del soggetto, ma costituisce una prospettiva teoretica autonoma e tuttora percorribile, che ci permette di coniugare il rigore dell'argomentazione trascendentale con la concretezza vissuta della corporeità, della temporalità, dell'intersoggettività. Se dunque si può realmente parlare di una soggettività trascendentale concreta, alcune delle obiezioni più comuni rivolte al programma filosofico-trascendentale di Husserl devono essere considerate sotto una luce differente e almeno in parte, ridimensionate. Il presente saggio vuole innanzitutto mostrare la possibilità di questa interpretazione, attraverso un confronto puntuale con i testi, e dando particolare risalto alla dimensione metodologia e analitica più generale alla base del discorso husserliano. Senza pretese di completezza, si è cercato di delineare un percorso dal quale emergesse una certa ricchezza e «complessità» dell'analisi fenomenologica della soggettività, al di là di ridurre operazioni storiografiche.
Claudio Fiorillo, Fragilità della verità e comunicazione. La via ermeneutica di Karl Jaspers, Aracne, Roma 2003, 363 pp., € 20.
Leggere Jaspers come una figura secondaria del Novecento tedesco, rappresentante di quella corrente filosofico-culturale che va sotto il nome di esistenzialismo al fianco di figure filosofiche maggiori o con maggiore risonanza, significherebbe smarrire il senso di un originale contributo alla ricerca filosofica che si estende dal campo teoretico a quello scientifico, politico e religioso, e così lasciarsi sfuggire la possibilità di un fecondo confronto con il suo pensiero. Karl Jaspers non è un autore da archiviare con il secolo che si è appena concluso. A tale rischio intende sottrarsi il presente studio, che non vuole essere un semplice saggio di attività filologica di esposizione e ricostruzione «obiettiva» del suo pensiero, ma un dialogo con l'autore allo scopo di saggiare possibilità ancora sopite, o ridestate solo in parte, in un filosofiare che, pur già ampiamente esplorato, continua a mostrarsi fecondo per il nostro presente e ancora carico di futuro.
Carla Roverselli (curatrice), La persona plurale. Filosofia pedagogia e teologia in dialogo, Aracne, Roma 2002, 202 pp., € 10.
Perché parlare nuovamente di persona? L'intento pedagogico di fondo, che emerge qua e là in tutti i contributi di questo saggio (E. Baccarini, G. Busiello, E. Ducci, A,. Milano, D. Mongillo, A. Rigobello, C. Roverselli, T. Stancati), può considerarsi triplice: per evitare l'omologazione; per sostenere una formazione che aiuti a diventare umani, mediante la personalizzazione critica della fruizione dei messaggi; per sostenere una formazione che non sfoci nell'individualismo ma che sappia realizzarsi nell'apertura disinteressata agli altri e alla solidarietà. Come parlare di persona? Facendo dialogare discipinaristi diversi, per evidenziare non solo la multidimensionalità della realtà che si sta studiando, ma anche per far emergere la ricchezza che si può trarre da una ricerca svolta in ottica interdisciplinare.
Emilio Baccarini, La soggettività dialogica, Aracne, Roma 2002, 238 pp., € 10.
Qualificare come «dialogica» la soggettività umana significa fornire una determinazione essenziale, tutt'altro che condivisa, che defiisce l'uomo nella sua struttura ontologica. I risvolti teoretici di quesata definizione, in realtà, conducono a un radicale ripensamento della stessa ontologia, almeno nella sua esplicita valenza antropologica. Ciò significa che l'essente umano ha una propria specificità a cui non sono applicabili tout court le categorie dell'ontologia, o, almeno, che ciò che si coglie attraverso di esse non è immediatamente quel vivente spirituale che chiamiamo uomo.
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