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Giovanni Gaetani e Irene Baccarini

Albert Camus: la passione antropologica

Il 2013, centenario della nascita di Albert Camus, è ormai alle spalle. Nel giudicare ciò che esso ha effettivamente rappresentato per gli studi camusiani, si potrebbe facilmente essere tentati di definirlo un anno di svolta, ma in realtà una definizione appropriata è piuttosto un'altra: un anno di conferma.

Come già nel 2010, in occasione del cinquantenario della morte, e probabilmente ben oltre di esso, la vasta mole di eventi organizzati nel 2013 (convegni, conferenze, esposizioni, pubblicazioni, etc., anche al di fuori dell'ambito strettamente accademico) ha confermato un dato fondamentale: l'opera di Albert Camus ha superato la prova del tempo. La storia della letteratura, così come in parallelo quella della filosofia, è piena di apparizioni fugaci ed effimere: autori la cui fama durò appena un giorno, qualche mese o a volte un decennio, il cui nome, originariamente sulle prime pagine dei giornali e delle riviste specializzate, si ritrova ormai soltanto nei manuali scolastici più zelanti, o nelle lunghe e noiose bibliografie di cui le nostre amate biblioteche sono piene. Camus non è uno di essi.

Per quanto il rapporto di Camus con la fama sia controverso, sarebbe pura piaggeria affermare che egli non la ricercasse. Se è vero che ne Il mito di Sisifo si cita con ironia l'esempio di quell'anonimo scrittore che si uccise per attirare l'attenzione sulla sua opera prima, impresa che del resto non gli riuscì perché il libro non valeva nulla, è altrettanto vero che Camus scriveva per essere letto, compreso e apprezzato. La dissimulazione linguistica e il depistaggio intellettuale scambiati per profondità di pensiero, tipici di molti dei suoi contemporanei, non gli appartengono. «Uno scrittore scrive in gran parte per esser letto (ammiriamo chi dice il contrario, ma non crediamogli)», si legge ne L'Enigma, mentre altrove, nei Taccuini, Camus ironizzava similmente sui maestri dell'ombrosità concettuale: «Quelli che scrivono in modo oscuro hanno una bella fortuna: avranno dei commentatori. Gli altri avranno soltanto dei lettori, il che, sembra, è spregevole». Non sono affermazioni esagerate: sono sempre esistiti ed esisteranno sempre, finché gli sarà concesso dal sistema accademico-editoriale, autori le cui opere sono pensate, scritte e infine pubblicate per una ristretta e altezzosa cerchia di critici specialistici; allo stesso modo, esisteranno sempre filosofi i cui libri e le cui conferenze saranno meticolosamente pensate per non sconfinare al di là delle mura universitarie o di una biblioteca. Camus con i suoi libri, lungi dal voler occupare i polverosi scaffali di una libreria specializzata, ricercava piuttosto uno spazio nelle menti dei suoi lettori, chiunque essi fossero.

Questa sezione monografica di Dialegesthai dedicata ad Albert Camus è la conferma di quanto detto finora. Apre il numero il saggio di Giovanni Gaetani, nel quale si analizza il controverso (e spesso frainteso) rapporto di Camus con la filosofia, andando ad indagare in primis le ragioni della sua critica e del suo rifiuto della filosofia accademica, in secundis i motivi intimi e dissimulati per i quali Camus stesso si considerava nonostante tutto un filosofo -- o, meglio, «un filosofo fuori dalla filosofia», come da titolo.

Segue il lavoro di Stefano Scrima, il quale indaga l'evolversi della condizione umana all'interno dell'opera camusiana, suddividendola in quattro fasi ben distinte (Nozze, Assurdo, Rivolta e Caduta). Si tratta di un vero e proprio percorso «a ritroso» nella storia dell'uomo: dall'originario equilibrio tra uomo e mondo, vissuto purtuttavia inconsciamente, alla subitanea rottura di esso che genera il sentimento dell'assurdo; successivamente, la rivolta nei confronti di questo stesso assurdo, alla ricerca di una misura umana, fragile ma necessaria; infine, la lucida presa di coscienza dei limiti dell'uomo e la configurazione di una nuova felicità. L'analisi di Federica Ottavi si ferma poi sul concetto di «antropologia della rivolta», esaminando in particolare il complesso confronto di Camus con il cristianesimo, confronto che era già al centro del suo lavoro su Metafisica cristiana e neoplatonismo. La figura che ne emerge è Prometeo, incarnazione della rivolta e contemporaneamente dell'«amore per l'uomo», l'unica cosa che secondo Camus dovrebbe occupare un trattato di morale.

I quattro lavori successivi sono tutti confronti dettagliati tra Camus e altri autori significativi del panorama filosofico e letterario contemporaneo. Il dato fondamentale che emerge dalla lettura di questi testi è duplice: da una parte, emerge con chiarezza la sensibilità -- ora filosofica, ora letteraria -- condivisa da Camus con alcuni autori -- è il caso, ad esempio, del saggio di Diego Singer, il quale elabora con precisione e originalità un parallelo inaspettato tra l'opera di Camus e quella di Pessoa, soffermandosi in particolar modo sulle loro convergenti concezioni della natura e del nichilismo; dall'altra parte, vengono messe in risalto le influenze dirette ed indirette di alcuni autori o correnti di pensiero nell'opera di Camus. È il caso del saggio di Irene Baccarini, il quale si sofferma sull'influenza nascosta ma fondamentale di Leopardi su Camus: nascosta, poiché a tutti gli effetti il nome del poeta e filosofo di Recanati è totalmente assente in tutta l'opera di Camus -- Taccuini inclusi; fondamentale, perché v'è almeno una testimonianza diretta ed inequivocabile di Camus -- un'intervista radiofonica per la RAI -- nella quale egli sottolinea chiaramente come Leopardi sia stato l'autore italiano più letto ed amato in assoluto. A riprova di ciò, l'autrice mette bene in mostra le affinità contenutistiche delle due filosofie, evidenziando in particolar modo come esse si evolvano in maniera molto simile da un'iniziale solitudine, lucida ma disperata, verso una sofferta e fragile solidarietà umana.

Vi è poi il lavoro di Ana Barroso, nel quale l'autrice propone un'interessante lettura del celebre film «Rebel without a cause» di Nicholas Ray alla luce de Il mito di Sisifo, mettendone in luce le corrispondenze non solo cronologiche (tra il libro e il film intercorrono infatti appena tredici anni), ma anche e soprattutto contenutistiche, essendo appunto entrambi figli di una comune sensibilità culturale.

A seguire il lungo saggio di Gabriella Fiori, nel quale l'autrice analizza nel dettaglio e con grande precisione storico-filosofica il rapporto umano e intellettuale tra Camus e Simone Weil -- un'amicizia sub specie aeternitatis, per usare il titolo di un suo altro lavoro. Di altissimo valore l'inedito camusiano riportato nel testo (la presentazione di Camus all'opera weiliana L'Enracinement, pubblicata nel 1949 sulla Nouvelle Revue Française e inedita in Italia), scovato dall'autrice durante un soggiorno di studi presso il Centre de Documentation Albert Camus di Aix-en-Provence.

Chiude la sezione il lavoro di David Matteini, il quale si occupa di un aspetto molto particolare dell'opera di Camus: gli adattamenti teatrali. La prima parte del lavoro offre una sintetica ma esauriente introduzione alla visione generale di Camus sull'argomento, definendo con precisione le motivazioni e le modalità secondo le quali redigere un adattamento teatrale, mentre la seconda parte si occupa invece di analizzare nello specifico un adattamento poco noto di Camus: Les Esprits di Pierre de Larivey, trasposizione diegetica in francese di un testo di Lorenzino de Medici del 1536, L'Aridosia.

Come si può facilmente constatare, la varietà e complessità degli argomenti trattati sono riflesso diretto del polimorfismo dell'opera camusiana, nonché della sua attualità, la quale offre continuamente al lettore nuove prospettive interpretative. A riprova di ciò, abbiamo voluto compilare un piccolo ma significativo aggiornamento bibliografico delle opere su Camus apparse nel 2013, in francese ed in italiano.1

Aggiornamento bibliografico

Opere in lingua italiana

Opere in lingua francese

Copyright © 2013 Giovanni Gaetani e Irene Baccarini

Giovanni Gaetani e Irene Baccarini. «Albert Camus: la passione antropologica». Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea], anno 15 (2013) [inserito il 28 dicembre 2013], disponibile su World Wide Web: <https://mondodomani.org/dialegesthai/>, [14 KB], ISSN 1128-5478.

Note

  1. Per completezza si è scelto di inserire anche i titoli apparsi nel primo periodo del 2014. <

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