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Diretta da Emilio Baccarini e Giovanni Salmeri

Dialegesthai. Collana di ricerche filosofiche

Nell'autentico dialogo qualcosa accade sul serio.
-- Franz Rosenzweig

Riprendendo l'antico termine dialegesthai («dialogare») come titolo di questa collana, in continuità di ispirazione con la rivista di filosofia on-line, vogliamo ripetere, da un lato, l'esigenza del rigore argomentativo del discorso vero proprio della filosofia, ma dall'altro, anche, ascoltare la vita e quindi ritrovare la dialogica prima della dialettica, che significa anche offrire una «testimonianza» della verità, non soltanto argomentativa, bensì come «passione personale» di ricerca della verità. Vogliamo situarci in questo spazio intermedio che oggi si presenta con un'urgenza nuova, in gran parte ancora da pensare, senza arroganza e senza la pretesa antidialogica di essere portatori di una verità semplicemente da comunicare. Vorremmo proporre una sorta di apologia della verità contro la certezza.

Francesco Biazzo, Heidegger e la domanda aristotelica sull'essere, Aracne, Roma 2016, 252 pp., € 15.

Questo libro si propone di offrire un contributo per quanto riguarda il dialogo instaurato da Heidegger con Aristotele durante il secondo decennio del xx secolo, concentrandosi nello specifico sull'appropriazione e sull'originale sviluppo di tematiche della Metafisica in Essere e tempo. L'interpretazione, inoltre, verte sulle implicazioni che tale dialogo ha avuto per la filosofia ermeneutica del secondo Novecento.

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Floriana Ferro, Alterità e infinito, Aracne, Roma 2014, 268 pp., € 15.

Esiste una stretta correlazione nel pensiero di Levinas tra alterità, infinito e felicità. L'autore si distingue dai contemporanei per una concezione radicale di "altro", cui l'Io si relaziona in maniera asimmetrica. Tale presupposto trova il suo culmine nell'idea di Infinito: Levinas si ispira alle Meditazioni di Cartesio, mettendone in discussione la concezione quantitativa del divino. La radicale esteriorità dell'Infinito ha come conseguenza il superamento della felicità, stadio egoistico che coincide con la pienezza dell'esistere. Il comandamento dell'Infinito, che si rivela nel Volto altrui, richiama l'Io a una totale donazione, aprendo tuttavia a una possibile alienazione del sé.

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Marcello Fraccaroli, La genesi della vita intersoggettiva. Modi e forme dell'intersoggettività nella fenomenologia di Husserl, Aracne, Roma 2014, 228 pp., € 12.

Lo studio del Nachlass husserliano permette di uscire dalle ristrettezze e dalle rigidità con cui viene considerata l'idea d'intersoggettività nel pensiero del fondatore della fenomenologia. Le ricerche sull'esperienza dell'altro, sulla relazione tra coscienze estranee, sulla comunità, occupano un posto centrale nel lavoro di Husserl; i tre volumi della husserliana Zur Phänomenologie der Intersubjektivität lo mostrano in maniera esplicita. Senza dubbio le analisi che emergono da questi testi sono per lo più riflessioni specifiche non pensate per la pubblicazione, a tratti ripetitive e per nulla sistematiche, tuttavia, permettono di vedere l'evolversi del pensiero, l'aprirsi di nuovi temi e nuove problematiche; mostrano inoltre come la teoria esposta nella Quinta meditazione cartesiana non sia il punto di arrivo di una ricerca che, al contrario, ha cercato fino all'ultimo di reinterrogare la questione in ogni suo aspetto. L'intento del libro è duplice: innanzitutto, mostrare lo sviluppo della riflessione husserliana sull'intersoggettivà, dalle prime analisi fino all'ultimo periodo di ricerca, prendendo in considerazione l'intero Nachlass. Questo, in secondo luogo, permetterà di esaminare l'esperienza intersoggettiva in ogni sua forma; la relazione empatica con l'altro e la dinamica intercarnale che essa implica, non completano infatti il senso dell'intersoggettività. Attraverso una ricerca fenomenologica "archeologica", seguiremo Husserl fino alle radici della soggettività e della comunità, nel tentativo di raggiungere la dimensione ultima della vita intersoggettiva.

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Silvio Spiri, La sapienza dell'essere. Ontologia triadica e trinitaria, metafisica della creazione e dialettica nella teosofia di Antonio Rosmini, Aracne, Roma 2014, 536 pp., € 24.

La Teosofia di Rosmini delinea una concezione dinamica e integrale dell'essere e del pensare, in alternativa all'idealismo tedesco e al soggettivismo moderno. Secondo la legge del sintesismo ontologico, l'essere è uno nella sua essenza ma ha tre forme: la forma reale, la forma ideale e la forma morale. Approfondendo la metafisica della creazione, Rosmini ricerca il fondamento dell'essere e riconosce la differenza ontologica fondamentale tra l'Essere Infinito sussistente e l'ente finito, tra l'Essere Reale Assoluto e l'essere ideale infinito, tra la mente umana e la Mente divina, tra le forme dell'essere e il mistero della Trinità. Nella metafisica della carità integrale, l'essere è un dono perché Dio è amore. Dunque, la sapienza integrale dell'essere è la sapienza dell'amore.

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Vinicio Busacchi, Daisaku Ikeda. Una nuova filosofia dell'azione. I. Le Peace Proposals (1983-2013), Aracne, Roma 2014, 320 pp., € 18.

Questo libro è il primo volume di uno studio filosofico dedicato alla figura di Daisaku Ikeda (1928-), la cui opera si sviluppa in diversi campi e ambiti, dalla religione all'etica, dalla sociologia alla politica, dalla teoria della comunicazione all'estetica, dalla filosofia della pace alla filosofia dell'educazione. L'idea che fa da filo rosso di questa ricerca è che tale opera sia espressiva di una visione pratico-speculativa suscettibile di essere trattata come costruzione razionale, come "filosofia" appunto: una nuova filosofia dell'azione.

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Emilio Baccarini, Marco Deodati (curatori), Husserl domani, Aracne, Roma 2013, 324 pp., € 20.

A oltre 150 anni dalla nascita di Edmund Husserl (1859-1938), la fenomenologia mostra una straordinaria vitalità che le consente di guardare con più interesse al futuro piuttosto che al passato. I contributi raccolti in questo volume, pur nella diversità degli argomenti e degli approcci, sono accomunati da un analogo Leitfaden, consistente nella ripresa di alcuni fondamentali nodi teorici che, emergendo nel contesto della riflessione di Husserl, prospettano ulteriori cammini di pensiero, anche in collaborazione con quelle scienze e quei saperi che non si sottraggono a un dialogo produttivo. La declinazione al futuro riguarda però non solo i contenuti del pensiero, ma contestualmente anche i soggetti della ricerca: in questo senso, oltre a studiosi più affermati, il volume ospita anche contributi di giovani ricercatori, che si fanno carico di questa tradizione filosofica mantenendola viva e vitale.

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Emilio Baccarini, Claudio Giuseppe Torrero, Paolo Trianni (curatori), Raimon Panikkar. Filosofo e teologo del dialogo, Aracne, Roma 2013, 324 pp., € 20.

Questo saggio presenta l'opera filosofica e teologica di Raimon Panikkar. Attraverso una coralità di interventi, le pagine del libro svolgono una prima indagine critica sulle connotazioni filosofiche del pensiero panikkariano mettendone soprattutto in risalto la dimensione dialogica. I vari capitoli prendono in esame l'andamento dialettico della riflessione dell'autore, che è sempre stata caratterizzata dalla volontà di integrare il patrimonio filosofico e spirituale dell'Oriente con quello dell'Occidente. La natura dei contributi fa del testo un volume apripista che inaugura lo studio accademico della filosofia di Raimon Panikkar.

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Giovanni Salmeri, Determinazioni dell'affetto, Aracne, Roma 2013, 212 pp., € 14.

È ancora ragionevole affermare, come faceva Kant, che qualsiasi persona giunge facilmente a un accordo riguardo alle massime morali, mentre il compito della filosofia consiste nel trovare la formula non evidente che le genera? o forse la situazione appare oggi pressoché capovolta? Partendo da questa domanda e riprendendo diverse suggestioni disseminate nella storia della filosofia, lo studio porta avanti l'ipotesi di lavoro che il fondamento della moralità è in realtà evidente: esso consiste nelle condizioni affettive in cui la vita umana nasce e in cui soltanto essa è possibile. Tali condizioni si traducono poi in atteggiamenti etici quando vengono mediate dalla parola e dal pensiero, in cui ogni essere umano viene accolto e risvegliato alla sua umanità. Attraverso un serrato dialogo con alcune delle più importanti voci della filosofia morale, il saggio mette alla prova tale ipotesi attraverso alcuni dei temi cruciali della cultura e dell'etica contemporanea: l'amore, la vita, l'umanesimo, la differenza sessuale, l'educazione.

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Clemente Sparaco, Oltre la solitudine dell'Io. Alle origini del pensiero dialogico, Aracne, Roma 2013, 292 pp., € 17.

Vivendo l'esperienza della prima guerra mondiale i filosofi dialogici Ebner e Rosenzweig hanno interpretato la crisi della modernità come crisi comunicativa. È avvenuto che mentre acquistavamo fede nei sistemi di pensiero, nelle ideologie, nella scienza, abbiamo perso la fede nella parola. I saperi costituiti ci hanno distratti verso una forma di linguaggio chiuso ed autoreferenziale e la parola è stata derubricata sul registro di una comunicazione impersonale, in cui dominano espressioni spiritualmente spente. Con la parola è venuto meno anche l'amore, che solo supera la distanza che ci divide dall'altro, dilatando il nostro io al di là del proprio mondo, oltre la propria solitudine.

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Giacomo Bonagiuso, La soglia e l'esilio. Asimmetrie di tempo e spazio nel nuovo pensiero di Franz Rosenzweig, Aracne, Roma 2013, 236 pp., € 16.

Franz Rosenzweig, nell'introdurre gli esiti del suo Nuovo Pensiero, così traccia l'ambito di confronto con il contemporaneo: La differenza tra pensiero vecchio e nuovo, tra pensiero logico e pensiero grammaticale, consiste nel bisogno dell'altro, o, che è lo stesso, nel prendere sul serio il tempo. E, d'altra parte, non è che ciò che accade accada nel tempo, è il tempo stesso ad accadere; assunto sui generis per un pensiero - come quello ebraico - che confonde linguisticamente e concettualmente l'esilio e la rivelazione (galuth), fino a fare dell'esilio la condizione essenziale di qualunque rivelazione, poiché solo andando fuori di sé si può accogliere veramente l'altro e farci autentico dialogo. Questo volume tenta di dipanare queste soglie di pensiero sia in chiave retrospettiva, in termini di fondazione del Nuovo Pensiero, sia in chiave prospettica, negli esiti levinasiani, di matrice etica, e jabesiani, di matrice poetica.

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Guido Calenda, Epistemologia greca del VI e V secolo a.C. Eraclito e gli Eleati, Aracne, Roma 2011, 428 pp., € 24.

Eraclito e Parmenide si sono posti il problema della dimostrabilità del vero, giungendo, con differenti argomentazioni, alle medesime conclusioni: tutto è uno, e oggetti ed enti sono soltanto distinzioni operate dall'uomo e riflettono punti di vista umani. Solo Dio conosce veramente, sostiene Eraclito; anche l'uomo più sapiente nutre soltanto opinioni. Per Parmenide la conoscenza assoluta dell'essere coincide con l'essere stesso, ma l'essere non tollera alcuna articolazione: tutte le cose che i mortali pongono non sono che nomi e non hanno garanzia di verità. Sia Eraclito sia Parmenide non ritengono, però, che le opinioni degli uomini siano prive di valore. Entrambi dedicano infatti ampio spazio alle proprie ipotesi scientifiche sui corpi celesti, sul mondo, sulla vita, sull'anima. Zenone, con i suoi apparenti paradossi, mostra il tipo di argomenti che dovevano essere discussi nella cerchia di Parmenide per esemplificare il punto di vista del maestro. La banalizzazione compiuta da Melisso ha finito per essere considerata la forma canonica dell'eleatismo: una riduzione all'assurdo, completamente divorziata dalla realtà.

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Rosa Errico, Principio di individuazione e persona. Tommaso d'Aquino ed Edith Stein, Aracne, Roma 2011, 224 pp., € 12.

Nel presente studio si confrontano la filosofia di Tommaso d'Aquino e quella di Edith Stein circa la questione dell'individuazione, che aveva visto la filosofa tedesca in disaccordo con il pensatore medievale. Se, infatti, l'Aquinate considera la materia signata quantitate quale principio di individuazione delle cose materiali, incluso l'uomo, la fenomenologa rivendica per la persona umana un principio qualitativo. Qui si intende mostrare la possibilità di ridimensionare la distanza tra i due pensatori. A tal fine da una parte si mira a specificare in che senso possa definirsi principio di individuazione la materia o la forma partendo dalla distinzione tra piano naturale e spirituale e tra materia prima e materia seconda. Dall'altra si distinguono piano logico e ontologico-reale, evidenziando differenze essenziali tra i due sistemi filosofici e mostrando come il ruolo che la forma assume in una delle due impostazioni possa essere assimilabile a quello che riveste la materia nell'altra.

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Cristiano Gianolla, Occidentalizzazione del mondo? Cosmopolitismo e interculturalità: le vie per un futuro possibile, Aracne, Roma 2010, 384 pp., € 25.

Un'indagine attenta della globalizzazione la propone come «occidentalizzazione» per la sua genesi storica e per i connotati economici, sociali e politici che la caratterizzano. La prospettiva offerta coinvolge il lettore in un'analisi articolata che specula sui due ordini di problemi più ingombranti fra quelli causati dal processo globale: il problema ecologico e quello sociale. Il primo riguarda lo sfruttamento e l'inquinamento della natura con conseguenze consistenti sui cambiamenti climatici e degli ambienti di vita. Il secondo è individuato nella crescente minaccia di rivoluzioni parallele accese dal malessere sociale presente nei miliardi di esclusi che sopravvivono in ogni parte del globo, al Nord come al Sud. La prospettiva offerta come risposta a questi due problemi ha il fascino di armonizzare il cosmopolitismo e l'interculturalità mettendo in evidenza la necessità di ristabilire il primato dell'etica a dispetto delle ragioni puramente economiche e politiche, riducendo l'economia a semplice strumento di organizzazione sociale.

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Ivano Liberati, Dalla barbarie alla vita come auto-manifestazione. La proposta fenomenologica di Michel Henry, Aracne, Roma 2010, 296 pp., € 19.

Dalla fenomenologia husserliana al concetto di monismo ontologico, dalla fenomenologia materiale alla vita: Michel Henry ripensa al fenomeno e alla sua modalità manifestativa, per dare origine a una filosofia della vita resa attraverso l'analisi dell'affettività, la riflessione sul corpo e la carne, il ripensamento della relazione tra immanenza e trascendenza. Fino alla barbarie. È possibile per noi oggi ritornare a sentire la vita? In che modo possiamo riappropriarci della nostra carne di viventi e ridestare l'attenzione verso un mondo che sembra aver dimenticato la sua essenza costitutiva e irriducibile?

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Veronica Petito, Emmanuel Levinas. Dalla fenomenologia all'idea di Infinito, Aracne, Roma 2010, 424 pp., € 25.

«Incontrare un uomo significa essere tenuti svegli da un enigma» (E. Levinas). Nell'itinerario filosofico di Emmanuel Levinas l'incontro con il pensiero di Edmund Husserl -- al contempo incontro con l'uomo e con la sua opera -- segna profondamente il percorso del filosofo francese. Questo libro cerca di portare alla luce i fondamenti teoretici del discorso levinasiano in rapporto alla fenomenologia di Husserl, sviluppando questioni proprie della riflessione di Levinas alla luce del concetto di intenzionalità. Al centro di queste analisi il passaggio dalla fenomenologia all'idea dell'Infinito segue il pensiero di Levinas alla ricerca di una nuova «razionalità della trascendenza». L'idea dell'Infinito diventa la vera chiave di volta per comprendere il senso dell'umano e il senso della trascendenza.

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Salvatore Currò, Il soggetto perduto e ritrovato. La fenomenologia paradossale di Levinas, Aracne, Roma 2010, 332 pp., € 20.

Il pensiero di Levinas si comprende solo a partire dalla fenomenologia, ma ne è anche un approfondimento e una radicalizzazione, o forse un'alterazione. Un certo distacco dalla lettera di Husserl sarebbe esigito dallo stesso spirito fenomenologico, a detta di Levinas. Ne risulta così una fenomenologia paradossale, allo stesso tempo fedele e infedele al progetto husserliano. La radicalizzazione riguarda il senso stesso del soggetto. La coscienza di sé fa incessantemente i conti con ciò che rimane irriducibile alla coscienza, con la singolarità e l'unicità di sé, con l'altro, col più-che-pensiero. Il soggetto, chiamato a uscire da sé e insieme provocato a una sorta di resa a sé, si ritrova paradossalmente mentre si perde, come ricevendosi. È soggetto perduto e ritrovato.

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Umberto Galeazzi, Domenico Bosco (curatori), Quid animo satis? Studi di filosofia e scienze umane in onore del Professor Luigi Gentile, Aracne, Roma 2008, 468 pp., € 25.

Luigi Gentile è professore di Storia della filosofia moderna e contemporanea nell'Università «G. d'Annunzio» di Chieti-Pescara, dove è anche direttore del Dipartimento di Filosofia, Scienze Umane e Scienze dell'Educazione. I saggi in suo onore, contenuti nel volume che amici e colleghi gli presentano in occasione del suo settantesimo compleanno, ripercorrono tutto l'arco storico della filosofia, guardando ad autori e problemi che sollecitano esperienza e pratica di pensiero: un'opportunità per molte riflessioni non caduche su questioni dibattute e interrogazioni sull'oggi. L'interesse, poi, per questo volume è accresciuto dal fatto che la maggior parte degli Autori considerati nei contributi scientifici sono dei classici del pensiero: mentre ci educhiamo per comprenderli, essi educano e sanno ricondurci ancor più a noi stessi.

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Mirko Di Bernardo, Per una rivisitazione della dottrina monodiana della morfogenesi autonoma alla luce dei nuovi scenari aperti dalla post-genomica, Aracne, Roma 2007, 116 pp., € 7.

Costituendo un raffinamento della concezione monodiana relativa al passaggio dell'informazione dai geni alle proteine in modo univoco, la presente dissertazione, ripercorrendo le fasi salienti dell'entusiasmante vicenda della genetica, mostra come tale carattere di univocità, così come disegnato da Monod, venga oggi messo in crisi dal dibattito ancora in corso circa i risultati imprevisti ottenuti dalle ricerche relative all'HGP i quali hanno favorito la nascita di una nuova fase di studio: la Genomica funzionale. Fox Keller, infatti, mettendo in luce l'esigenza della circolarità continua tra strutture proteiche e nucleotidiche, introduce mutamenti profondi per quel che concerne il concetto di programma genetico ed individua altresì il compito della ricerca contemporanea nella circolarità. Questo lavoro, dunque, costituisce un tentativo di rivisitare la dottrina monodiana della morfogenesi autonoma, ovvero quel meccanismo spontaneo da cui scaturisce la morfologia di ogni organismo vivente, alla luce dei nuovi scenari aperti dallo studio del significato in biologia.

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Mario Smargiassi, La soggettività trascendentale concreta. Linee per una rilettura della fenomenologia di Edmund Husserl, Aracne, Roma 2003, 249 pp., € 15.

La fenomenologia husserliana non è soltanto l'ultimo episodio della crisi della filosofia del soggetto, ma costituisce una prospettiva teoretica autonoma e tuttora percorribile, che ci permette di coniugare il rigore dell'argomentazione trascendentale con la concretezza vissuta della corporeità, della temporalità, dell'intersoggettività. Se dunque si può realmente parlare di una soggettività trascendentale concreta, alcune delle obiezioni più comuni rivolte al programma filosofico-trascendentale di Husserl devono essere considerate sotto una luce differente e almeno in parte, ridimensionate. Il presente saggio vuole innanzitutto mostrare la possibilità di questa interpretazione, attraverso un confronto puntuale con i testi, e dando particolare risalto alla dimensione metodologia e analitica più generale alla base del discorso husserliano. Senza pretese di completezza, si è cercato di delineare un percorso dal quale emergesse una certa ricchezza e «complessità» dell'analisi fenomenologica della soggettività, al di là di ridurre operazioni storiografiche.

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Claudio Fiorillo, Fragilità della verità e comunicazione. La via ermeneutica di Karl Jaspers, Aracne, Roma 2003, 363 pp., € 20.

Leggere Jaspers come una figura secondaria del Novecento tedesco, rappresentante di quella corrente filosofico-culturale che va sotto il nome di esistenzialismo al fianco di figure filosofiche maggiori o con maggiore risonanza, significherebbe smarrire il senso di un originale contributo alla ricerca filosofica che si estende dal campo teoretico a quello scientifico, politico e religioso, e così lasciarsi sfuggire la possibilità di un fecondo confronto con il suo pensiero. Karl Jaspers non è un autore da archiviare con il secolo che si è appena concluso. A tale rischio intende sottrarsi il presente studio, che non vuole essere un semplice saggio di attività filologica di esposizione e ricostruzione «obiettiva» del suo pensiero, ma un dialogo con l'autore allo scopo di saggiare possibilità ancora sopite, o ridestate solo in parte, in un filosofiare che, pur già ampiamente esplorato, continua a mostrarsi fecondo per il nostro presente e ancora carico di futuro.

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Carla Roverselli (curatrice), La persona plurale. Filosofia pedagogia e teologia in dialogo, Aracne, Roma 2002, 202 pp., € 10.

Perché parlare nuovamente di persona? L'intento pedagogico di fondo, che emerge qua e là in tutti i contributi di questo saggio (E. Baccarini, G. Busiello, E. Ducci, A,. Milano, D. Mongillo, A. Rigobello, C. Roverselli, T. Stancati), può considerarsi triplice: per evitare l'omologazione; per sostenere una formazione che aiuti a diventare umani, mediante la personalizzazione critica della fruizione dei messaggi; per sostenere una formazione che non sfoci nell'individualismo ma che sappia realizzarsi nell'apertura disinteressata agli altri e alla solidarietà. Come parlare di persona? Facendo dialogare discipinaristi diversi, per evidenziare non solo la multidimensionalità della realtà che si sta studiando, ma anche per far emergere la ricchezza che si può trarre da una ricerca svolta in ottica interdisciplinare.

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Emilio Baccarini, La soggettività dialogica, Aracne, Roma 2002, 238 pp., € 10.

Qualificare come «dialogica» la soggettività umana significa fornire una determinazione essenziale, tutt'altro che condivisa, che defiisce l'uomo nella sua struttura ontologica. I risvolti teoretici di quesata definizione, in realtà, conducono a un radicale ripensamento della stessa ontologia, almeno nella sua esplicita valenza antropologica. Ciò significa che l'essente umano ha una propria specificità a cui non sono applicabili tout court le categorie dell'ontologia, o, almeno, che ciò che si coglie attraverso di esse non è immediatamente quel vivente spirituale che chiamiamo uomo.

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